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28 mar 2022

Milano, un pedofilo "in cura" ogni cinque giorni: due recidivi (su 331 utenti)

Sono 186 i “nuovi accessi“ al percorso rieducativo trattamentale nel 2021. I casi seguiti dal Cipm presieduto dal criminologo Paolo Giulini

marianna vazzana
Cronaca
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Violenza sui minori (Archivio)

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Milano - Sono 186 i “nuovi accessi“ al percorso rieducativo trattamentale per stalker, maltrattanti e autori di violenze sessuali nel 2021. Ventiquattro per pedopornografia e 47 per violenza sessuale su minori: uno ogni 5 giorni, su un totale di 331 utenti seguiti in totale dal Cipm, Centro italiano per la promozione della mediazione presieduto da Paolo Giulini, criminologo clinico e docente dell’Università Cattolica. Un trattamento con psicologi psicoterapeuti e criminologi clinici al quale fino a qualche giorno fa partecipava anche G. V., ventottenne, pedofilo seriale bloccato e arrestato la settimana scorsa a ridosso della Stazione Centrale: si trovava nell’area allestita per l’accoglienza dei profughi ucraini.

Secondo le indagini, l’uomo sarebbe riuscito a entrare in contatto con dei minori nonostante fosse sottoposto al regime di sorveglianza speciale (con divieto di allontanarsi dal luogo del soggiorno obbligato) e dovesse restare ad almeno un chilometro di distanza da luoghi abitualmente frequentati da bambini come scuole, parchi e impianti sportivi. Obblighi che avrebbe violato almeno dieci volte a Milano e in due Comuni dell’hinterland tra la fine del 2021 e i primi due mesi del 2022. Le manette sono scattate sia per la violazione della sorveglianza speciale e sia per i circa 10,3 gigabyte di materiale pedopornografico ritrovato nel suo computer; nella richiesta di convalida del provvedimento, il pm ha richiamato due presunti abusi compiuti dal ventottenne.

Paolo Giulini
Paolo Giulini

Professor Giulini, in questo caso il percorso non è stato sufficiente?

"Abbiamo avuto due casi di recidive su 331 utenti, inviati da avvocati, dalle carceri, dall’ufficio che gestisce le misure alternative (del Ministero della Giustizia), dalla magistratura e dalle forze dell’ordine. Segno che il sistema funziona, perché si è creata una rete con tutti gli attori in campo: magistratura, Questura, Comune di Milano. Si è costruito un sistema di prevenzione basato su un “modello di rete“ e che prevede l’obbligo del percorso trattamentale, grazie alla prassi introdotta dal presidente della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Milano Fabio Roia. È un percorso rieducativo che mira ad aiutare la persona affinché arrivi a comprendere pienamente il disvalore penale e sociale delle sue condotte. Nello stesso tempo, l’inasprimento dei provvedimenti (misure di sorveglianza speciale e carcere in caso di violazione) rappresentano un ulteriore livello di prevenzione: si interviene prima che l’eventuale reato sia commesso. Quando si è “sul ciglio del burrone“. Quest’uomo è uno dei due recidivi".

Che attività seguiva?

"Partecipava, peraltro in maniera discontinua, a uno dei tre 'gruppi trattamentali per autori di reati sessuali', al presidio criminologico territoriale del Comune gestito dalla nostra cooperativa Cipm. Un gruppo è riservato ai parenti e un quinto a stalker e maltrattanti. Questo utente era arrivato da noi per un’ingiunzione trattamentale".

Una volta bloccato dalla polizia, ha dichiarato di "essere malato" e ha chiesto la "castrazione chimica". Come commenta queste dichiarazioni?

"Preferisco non commentare. Noi ci occupiamo del percorso trattamentale e non di altro".

I “nuovi arrivati“ del 2021 come sono suddivisi?

"Cinquanta hanno avuto accesso al trattamento per episodi di maltrattamenti in famiglia; 21 per stalking; 24 pedopornografia; 47 per violenza sessuale su minori; 31 per violenza sessuale sulle donne. Sono i principali".

Quando è cominciato il “programma di trattamento“?

"Siamo partiti nel 2005 alla Casa di Reclusione di Bollate. Su 358 autori di reati sessuali di cui ci siamo occupati (tra cui lo stesso G. V.) abbiamo avuto 13 recidive".

Con quali istituzioni collaborate?

"Con il Comune di Milano: da più di 20 anni Cipm gestisce servizi di ascolto, trattamento e orientamento attraverso un’équipe di psicologi, criminologi, mediatori e avvocati. Con la Questura attraverso il Protocollo Zeus (i soggetti ammoniti dal Questore sono invitati ad intraprendere il percorso al Cipm), la Regione, le carceri e altri enti".

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