Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
Quotidiano Nazionale logo
il Giorno logo
18 nov 2018

Milano, il panettone? Patrimonio Unesco

Proposta firmata alla festa del “Re” dei lievitati

18 nov 2018
paolo galliani
Se è servito senza crema, la fetta di panettone si tiene in mano con la sinistra e con la destra si portano delle piccole porzioni alla bocca. Se invece si usa una crema al cucchiaio liquida, deve essere servito su un piatto, sdraiando la fetta e irrorandola con la crema, o la salsa. Si serve con il cucchiaio da dolce e la forchettina da dolce. Con la forchetta si “tiene” il panettone, mentre con il cucchiaio si “stacca” la porzione e la si porta alla bocca coperta di crema. Il cucchiaio può essere usato per raccogliere la salsa alla fine (vietato fare la scarpetta!). Il  panettone arriva in tavola prima della frutta (o al massimo insieme alla frutta di stagione) ma mai insieme al caffè, che è invece accompagnato da meringhe, friandises, cioccolatini.
Un panettone
Se è servito senza crema, la fetta di panettone si tiene in mano con la sinistra e con la destra si portano delle piccole porzioni alla bocca. Se invece si usa una crema al cucchiaio liquida, deve essere servito su un piatto, sdraiando la fetta e irrorandola con la crema, o la salsa. Si serve con il cucchiaio da dolce e la forchettina da dolce. Con la forchetta si “tiene” il panettone, mentre con il cucchiaio si “stacca” la porzione e la si porta alla bocca coperta di crema. Il cucchiaio può essere usato per raccogliere la salsa alla fine (vietato fare la scarpetta!). Il  panettone arriva in tavola prima della frutta (o al massimo insieme alla frutta di stagione) ma mai insieme al caffè, che è invece accompagnato da meringhe, friandises, cioccolatini.
Un panettone

Milano, 18 novembre 2018 - Intangibile, impalpabile, quasi invisibile. Come i saperi, le ricette che si tramandano tra le generazioni e che fanno di un alimento buono un grande cibo. E come il panettone, dolce totemico di una Milano che lo annovera tra i suoi brand più apprezzati nel mondo. E presto, tanta delizia gastronomica potrebbe meritarsi la candidatura ufficiale a Patrimonio Immateriale dell’Unesco. C’è già la proposta, firmata e sottoscritta ieri da un autorevole parterre di esperti, presenti alla manifestazione «Re Panettone» alla sua prima giornata (oggi in bis) al solito affollatissima, peraltro segnata da un’altra notizia importante e gratificante per la Lombardia: il titolo di miglior lievitato classico dell’anno è andato ad una pasticceria lombarda, esattamente della Bergamasca, la «In croissanteria» di Italo Vezzoli che riporta tra Garda e Ticino un blasone che negli ultimi anni aveva visto fare man bassa i patissier del centro-sud Italia. Un’iniziativa – quella della candidatura al patrimonio Unesco, che ieri ha visto schierarsi, tra gli altri, il critico gastronomico Luigi Cremona, l’enologo Elio Pescarmona, Carlo Montalbetti direttore del Consorzio Comieco e ovviamente Stanislao Porzio, patron di Re Panettone e autore di una nota monografia sul dolce meneghino.

L'idea è quella di sollecitare l’Unesco perché riconosca le capacità tecnico-artigianali di matrice milanese dei fornai e dei pasticceri che gestiscono il lievito madre, sulla falsariga di quanto già avvenuto con i pizzaioli napoletani entrati formalmente nel World Heritage immateriale nel 2017. Si parla di una prossima campagna per sostenere il progetto anche attraverso una raccolta firme. E intanto, è stata salutata con simpatia la vittoria della famiglia Vezzoli di Carrobio degli Angeli, piccolo centro lungo la provinciale tra Seriate e Sarnico, dove il signor Italo da una ventina d’anni onora l’arte bianca con la moglie Laura e dove tre anni fa il piglio innovativo dei figli Nicolò e Cristiano ha permesso di aggiungere al nome dell’attività – «In croissanteria» – l’acronimo Lab, quasi a rimarcare l’evoluzione produttiva della pasticceria che nel frattempo si è ampliato fino a diventare anche ristorante e cocktail-bar. Il premiato, ovvero il panettone della maison (30 euro al chilo), si presenta nella versione più classica e tradizionale, con ingredienti di prim’ordine ma privo volutamente di canditi e uvette, decisamente in disgrazia nel gusto dei nuovi consumatori. Una lezione anche simbolica: nell’alta pasticceria, meglio togliere che aggiungere.

© Riproduzione riservata

Iscriviti alla newsletter.

Il modo più facile per rimanere sempre aggiornati

Hai già un account?