Pandoro Gate, le email aggravano la posizione di Chiara Ferragni: rischia l’accusa di truffa aggravata

La relazione depositata dalla Guardia di finanza in Procura potrebbe configurare l’ipotesi di reato più grave rispetto alla frode in commercio

Chiara Ferragni con il pandoro brandizzato
Chiara Ferragni con il pandoro brandizzato

Milano – Nell’indagine sul pandoro Balocco firmato Chiara Ferragni, l’imprenditrice digitale rischia l’accusa di truffa aggravata. I nuovi sviluppi dell’indagine, al momento senza indagati e titolo di reato, nascerebbero dalla relazione depositata oggi dalla Guardia di finanza in Procura a Milano e in particolare alle email scambiate tra l’azienda dolciaria piemontese e lo staff di Ferragni. 

Truffa aggravata

Tra le ipotesi al vaglio del procuratore aggiunto Eugenio Fusco c’è infatti anche la truffa aggravata dalla minorata difesa: secondo questa ipotesi l’acquirente sarebbe cioè stato indotto all’acquisto del pandoro dalla pubblicità che Ferragni faceva del dolce con l’occhio rosa sui social in cui si faceva riferimento alla donazione per l’ospedale Regina Margherita, in realtà fatta mesi prima.   

Si procede d’ufficio

Se fosse confermata l’ipotesi di truffa aggravata non sarebbe necessaria la querela di parte e la procura potrebbe procedere d’ufficio. Chi presenta querela invece ha 90 giorni di tempo a partire da dicembre – cioè dal deposito dell’esposto Codacons arrivato dopo la maxi multa dell’Antirust a Ferragni e Balocco – per presentare a sua volta denuncia con prova dell'acquisto e quindi del pagamento.

La donazione all’ospedale

Sotto la lente degli investigatori in particolare una serie di email acquisite negli uffici dell'Antitrust. Secondo l'Autorità garante della concorrenza e del mercato l'imprenditrice avrebbe fatto intendere ai consumatori che acquistando il pandoro Balocco Pink Christmas avrebbero contribuito a una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino, in realtà già effettuata dalla sola Balocco mesi prima e fissata in soli 50mila euro, contro il milione e oltre che le aziende riconducibili a Ferragni avrebbero in realtà guadagnato dall’operazione commerciale.

Il caso uova di Pasqua

L’attività dei pm di Milano riguarda anche il capitolo uova di Pasqua di Dolci Preziosi. L'azienda con sede a Bari, che nei giorni scorsi ha subito voluto chiarire di non avere alcuna responsabilità nella vicenda, aveva versato alla Ferragni un cachet di 500mila euro nel 2021 e 700mila euro nel 2022, a fronte di una donazione fatta autonomamente dalla stessa azienda di 36mila euro all'associazione 'I bambini delle Fate'.

Pubblicità ingannevole

Questa mattina, lunedì 8 gennaio, gli investigatori del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf di Milano hanno depositato una prima annotazione, a cui seguirà anche una serie di allegati, al procuratore aggiunto Eugenio Fusco. Un'informativa che riguarda il caso del pandoro, vicenda che ha già portato a una maxi multa per l'imprenditrice e per l'azienda di Cuneo, che ha sfornato il dolce natalizio ’Pink Christmas’, per pubblicità ingannevole in materia di beneficenza.

Le email 

In queste ore gli inquirenti milanesi dovranno valutare la nuova prospettiva offerta proprio dall'annotazione della Gdf che valorizza, in particolare, alcune email, già acquisite dall'Autorità garante della concorrenza, che sono state scambiate per programmare la campagna di promozione del pandoro. Dunque, è probabile che venga ipotizzato il reato di truffa e che si arrivi a breve alle prime iscrizioni nel registro degli indagati. Da quanto si è saputo, nell'inchiesta si dovranno valutare i temi del presunto profitto illecito e del danno, in questo caso ai consumatori, elementi necessari per configurare l'ipotesi di truffa. Ipotesi non semplice da contestare, ma su cui inquirenti e investigatori stanno lavorando.

Indagini in altre Procure

Nel frattempo, alcune Procure, che nei giorni scorsi hanno aperto, dopo gli esposti a pioggia del Codacons, analoghi fascicoli senza ipotesi di reato né indagati, hanno contattato i pm milanesi annunciando che trasmetteranno gli atti nel capoluogo lombardo. Tra l'altro, nell'inchiesta milanese, dopo il capitolo del pandoro della Balocco ma anche delle uova di Pasqua prodotte da Dolci Preziosi, verranno analizzati casi simili nei quali la vendita del prodotto di turno con la griffe Ferragni è stata proposta dalla influencer con scopi solidali. Tra questi dovrebbe esserci anche quello relativo alla bambola Trudi, di cui si è parlato nei giorni scorsi.

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