La Palazzina Liberty, un gioiello ostaggio del degrado. Dall’ortomercato a Dario Fo e gli Skiantos, storia di un edificio ‘maledetto’

Milano, l’edificio di largo Marinai d’Italia inaugurato nel 1908 è chiuso dal febbraio del 2022 tra graffiti e vetri rotti: ora il Comune ha avviato la sua ristrutturazione

La facciata della Palazzina Liberty (Foto Andrea Fasani)

La facciata della Palazzina Liberty (Foto Andrea Fasani)

Milano – Povera Palazzina Liberty. Il gioiello nel centro del parco Formentano in Largo Marinai d’Italia è chiuso dal febbraio del 2022 e ora langue nell’abbandono, deturpato da graffiti, scritte di varia natura, porte sbarrate e vetri rotti

Uno dei graffiti che deturpano la facciata della Palazzina Liberty (Foto Andrea Fasani)
Uno dei graffiti che deturpano la facciata della Palazzina Liberty (Foto Andrea Fasani)

Vandali scatenati

Tutti i lati della palazzina sono nelle stesse condizioni. I fregi liberty, “tipico esempio di floreale milanese” – come scrisse Italia Nostra nella lettera con cui nel lontano 1965 chiedeva al Comune di conservare l’edificio  – fanno in pratica da sfondo agli sfoghi vandalici tracciati con la vernice. Tra dichiarazioni d’amore, tag, “Curva Nord” e l’enigmatica “Gli amici di Enzo il napoletano devono morire“ che occupa tutto l’ingresso verso corso 22 marzo. 

La porta d'ingresso della Palazzina Liberty (Foto Andrea Fasani)
La porta d'ingresso della Palazzina Liberty (Foto Andrea Fasani)

Non certo una novità, visto che periodicamente Amsa procede ai lavori di pulizia delle facciate. Nel 2014 addirittura il Comune annunciò che per renderli definitivi era stato acquistato e applicato un “rivoluzionario” prodotto acquistato un Spagna: “una pellicola idrofoba e oloefobica” che avrebbe dovuto salvaguarda il rivestimento in pietra e in intonaco della palazzina. Tutto inutile, visto che dopo poco tempo i graffiti sono puntualmente tornati.

Le scritte sui muri della Palazzina Liberty
Le scritte sui muri della Palazzina Liberty

Il maxi restyling

Le condizioni attuali sono particolarmente tristi anche se forse il circolo vizioso del degrado potrebbe essere arrivato alla fine. A novembre 2023 sono stati infatti affidati i servizi di progettazione per la maxi riqualificazione che riguarderà le parti ammalorate dell’esterno e tutti gli impianti e gli arredi interni. Entro aprile dovrebbero partire i lavori di smantellamento delle strutture interne e l’intervento dovrebbe concludersi per l’estate del 2026 (in base ai progetti l’edificio potrebbe essere in pare a fruibile dall’autunno di quest’anno): a quella data la palazzina dovrebbe tornare a essere un luogo per eventi e concerti, con una sala da circa 200 posti

Le scritte sui muri della Palazzina Liberty
Le scritte sui muri della Palazzina Liberty

Cuore del mercato agricolo

Una storia travagliata, travagliatissima, quella della Palazzina progettata da Alberto Migliorini nel 1908. In origine era infatti il cuore del grande Mercato Agricolo che occupava tutta l’area, ora diventata parco, tra l’ex stazione di Porta Vittoria (ora Giardini 8 marzo) e via Cadore. L’edificio era il luogo delle contrattazioni e degli incontri informali tra gli operatori con bar e ristorante.

Il trasloco

I guai iniziano nella prima metà degli 60 quando viene presa la decisione di smantellare il mercato abbattendone tutti gli edifici, trasferirlo in via Lombroso e trasformare la zona in un grande parco dedicato ai Marinai d’Italia (il progetto iniziale, poi molto ridimensionato prevedeva grandi vasche per giochi acquatici e modellismo velico collegato alla fontana su corso 22 marzo). Qualcuno però pone del patrimonio architettonico del mercato, e in particolare della Palazzina posta al suo centro

Il salvataggio

Nel gennaio del 1965, pochi mesi prima dell’avvio del cantiere, Italia Nostra scrive una lettera all’allora assessore ai Lavori Pubblici Aldo Aniasi (che diventerà sindaco due anni dopo) chiedendo di salvare la “Palazzina  centrale, già adibita a ristorante, che risulta notevole, e tipico esempio di floreale milanese, risalente al 1908, tutt’ora in buone condizioni tecniche (eccettuati i soli serramenti e talune inferriate), e che può quindi essere conservata e valorizzata, con vantaggi anche d’ordine economico, prestandosi a svolgere compiti simili a quelli originari, od altri da prevedere quali opportune attrezzature del parco stesso”. Nella stessa lettera l’associazione fa presente utilizzi alternativi per la struttura come “gioco in caso di pioggia, vendite periodiche, musiche bandistiche”.

L’intervento della Soprintendenza

Nel dicembre del 1965 poi la Soprintendenza invia una raccomandata al sindaco di Milano Pietro Buccalossi in cui si spiega che la Palazzina e le tettoie laterali vengono sottoposte a vincolo e quindi bisogna sospenderne la demolizione. Il Comune blocca le ruspe e salva però solo l’edificio: le tettoie – risalenti al 1924 e quindi al momento del vincolo non ancora cinquantenni –vengono abbattute.

Arriva Dario Fo

Salvata dalla demolizione, per la Palazzina resta il problema del suo utilizzo. Problema che non si risolve per quasi 10 anni, durante i quali la costruzione viene lasciata a se stessa e al degrado. Ci penserà poi nel 1974 il collettivo teatrale La Comune di Dario Fo e Franca Rame (il cui primo nucleo, Nuova Scena, si riuniva nella vicina via Colletta) a occuparla scandendo lo slogan “Il quartiere decide” e trasformarla in un teatro popolare, ma anche in una sorta di centro sociale, dal quale partivano iniziative e battaglie politiche (Esistono dei video degli spettacoli girate dalla Rai nel 1977). Nella seconda metà degli anni 70, la Palazzina è uno dei luoghi “caldi” del Movimento, ma anche palcoscenico per spettacoli “senza cittadinanza”, come il primo concerto extrabolognese degli Skiantos (sul quale si sprecano gli aneddoti, tra i quali quello di un bidet live di Freak Antoni) e area per le feste di Democrazia Proletaria. In occasione degli spettacoli popolari di Dario Fo, nel prato antistante si radunavano migliaia di ragazzi. 

Di nuovo abbandonata

La stagione della Comune però dura poco e negli anni 80 il gioiellino di Largo Marinai d’Italia è di nuovo abbandonato, con il solito contorno di polemiche politiche. Il degrado intanto avanza. Nel 1988 viene deciso di ristrutturare e nel 1992 arriva la nuova inaugurazione. L’idea è quella di mantenere la vocazione artistica dell’edificio: concerti di musica da camera, serate di poesia, feste private, laboratori per bambini, eventi in occasione del Salone del mobile, sfilate durante la Settimana della moda. Tutto però, nonostante l’impegno del Municipio 4 e di tanti privati cittadini, abbastanza estemporaneo e soprattutto mai definitivo: così, torna alla ribalta il leitmotiv “cosa fare della Palazzina Liberty” e il consueto degrado. Con il risultato che oggi è sotto gli occhi di tutti. E che i lavori che partiranno a breve dovrebbero finalmente interrompere. 

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