Expo, le code più lunghe per il Giappone: incisi nel legno gli sos dei visitatori

Le ore di attesa per visitare il padiglione sono diventate addirittura dieci. Troppe? L'importante è prenderla con ironia

Incisi nel legno sos dei visitatori Padiglione Giappone

Incisi nel legno sos dei visitatori Padiglione Giappone

Milano, 27 ottobre 2015 - In principio era un'ora, poi tre, sei, nove e addirittura 10 ore. Questo il tempo previsto per riuscire ad entrare nel Padiglione del Giappone, a quanto pare il più ambito ad Expo 2015. Insomma, alla fine, quasi lo stesso tempo che ci si metterebbe ad arrivare a Tokio in aereo,  check in incluso.

I visitatori, nonostante tutto, hanno cercato di prendere la questione con semplicità e molta ironia. Sui social network i commenti sarcastici non mancano, oltre a essere nati persino remake di vecchi film e citazioni che resteranno nella storia di questa Esposizione Universale. Ma non è solo il web a 'parlare'. C'è anche il legno di cui è fatto il Padiglione in questione: sì, perché le persone in coda hanno deciso di incidere sulla struttura i loro pensieri. Un modo per lasciare un segno, un po' come i lucchetti a Ponte Milvio a Roma (lanciati dal libro 'Ho voglia di te' dello scrittore Moccia ndr) o quelli sotto il balcone di Giulietta a Verona, che sanciscono un amore per sempre. Ma stavolta il cuore batte per il Giappone, perché solo per amore si può affronatre una così lunga attesa. Anche se, a volte, sembrano più degli 'sos'. Qualche esempio? "I campi di Holly e Banji erano meno lunghi della fila", "Mia madre era incinta, sono nato nella fila", "Ieri ho fatto la ceretta, ora ho già la ricrescita", "Questa coda dura più di Rocco" e "Cos'hai visto di Expo? il legno del padiglione del Giappone". 

Ma vale davvero la pena visiatre il Padiglione del Giappone, quando nello stesso tempo se ne potrebbero vedere almeno altri cinque o sei? A vedere la fila che diventa sempre più lunga e la gente che resiste, sembra proprio di sì. Si inizia con  un video di presentazione con acquerelli animati e tele di luce, la sala è dedicata al primo tema: l'armonia. Si entra in uno spazio con pareti a specchio su cui vengono proiettate immagini e luci che ripercorrono le stagioni sensibili ai movimenti delle persone. All'ingresso viene suggerito da un cartello  di scaricate la app ufficiale del padiglione. Nella sala dedicata alla diversità bisogna introdurre lo smartphone in un tavolo su cui vengono proiettati i piatti più famosi della cucina giapponese. Con le mani si possono "trascinare" i cibi dentro il cellulare per poterli salvare e rivedere in seguito.  Poi si passa a un'altra sala, dove toccando e ruotando il globo terrestre si possono scoprire tutti i dati sulla Terra e un cartone animato aiutera a presentare le soluzioni per i problemi del Pianeta. Ad un certo punto si incontra il "Cool Japan Dining": un tavolo realizzato da Oki Sato, artista giapponese, che cresce spostandosi nella sala. Subito dopo si accede a un'area di passaggio con esposte le famose cere giapponese che fanno parte della tradizione di ogni ristoratore. Ogni locale in Giappone espone infatti in vetrina le riproduzioni dei suoi migliori piatti realizzate in cera con l'aggiunta di stoviglie e miniature. Una sala da pranzo al buio, tavoli da sei con schermi al posto delle tovaglie e bacchette vere. Parte il conto alla rovescia e inizia uno spettacolo dal vivo per far conoscere i piatti della tradizione ma anche il significato della parola "wa" che è anche la pronuncia di un ideogramma giapponese che significa "sedersi felici a tavola". Arrivati alla terrazza del padiglione le strade dei visitatori si dividono. C'è chi sceglie il ristorante (sì, quello con il menu che arriva anche a 220 euro, ecco il listino dei prezzi ) e chi invece si ferma qualche minuti per la performance dal vivo che cambia ogni giorno. Qui, davanti al palco, non sembra più Rho, ma Giappone.