L’omicidio di piazzale Lotto, l’alba del terrorismo: addio all’uomo che trascorse in carcere 800 giorni da innocente

Pasquale Virgilio fu accusato ingiustamente del delitto del benzinaio Innocenzo Prezzavento nel febbario del 1967. L’ex magistrato Guido Salvini: “Quella morte segnò l’inizio della strategia della tensione”

Pasquale Virgilio (a sinistra) con il giornalista Guido Vergani in un filmato dell’archivio Luce

Pasquale Virgilio (a sinistra) con il giornalista Guido Vergani in un filmato dell’archivio Luce

Milano – Pasquale Virgilio, finito in carcere nel 1967 per un omicidio mai commesso, si è spento a Milano all’età di 82 anni. I “responsabili morali” del delitto di piazzale Lotto, gli estremisti di destra Gianni Nardi e Giancarlo Esposti, sono morti invece negli anni ’70. Anche Roberto Rapetti, l’autore materiale, finì suicida in carcere. Protagonisti scomparsi di una vicenda che si colloca "all’alba della strategia della tensione", culminata nelle stragi che negli anni successivi insanguinarono l’Italia.

Quella notte, fra il 9 e il 10 febbraio 1967, un "biondino" armato di pistola sparò due colpi calibro 6.35 uccidendo il benzinaio Innocenzo Prezzavento, che si rifiutava di consegnare 8.660 lire di incasso. Le indagini puntarono all’inizio sulla criminalità comune, Virgilio fu arrestato e trascorse più di due anni in cella fino allo storico telegramma del penalista Giandomenico Pisapia, che era venuto a conoscenza di informazioni certe sull’innocenza dell’imputato. Il suo intervento, a processo in corso, portò infine all’assoluzione dell’uomo.

La rapina finita nel sangue, come emerse dalle indagini successive, affondava le radici nell’ambiente della destra eversiva milanese, che in quel periodo si stava armando. I primi segnali di quella escalation di attentati terroristici mirati a creare paura nella popolazione, preparando il terreno a una svolta autoritaria.

"Piazza San Babila era un fortino da cui partiva la risposta, spesso violenta, all’ondata dei movimenti studenteschi e operai. Era l’avamposto della destra contro la protesta di sinistra", riflette il magistrato Guido Salvini, da poco in pensione, uno dei più grandi esperti di terrorismo. "Milano era il centro di tutto, lo è sempre stato", spiega prima di fare un salto indietro nel tempo, al 1965.

Dal 3 al 5 maggio di quell’anno, all’Hotel Parco dei Principi di Roma si tenne un convegno organizzato dall’Istituto Pollio con "tutti i maître à penser" della destra dell’epoca, tra militari, giornalisti e professori. "Furono delineate le linee programmatiche – spiega –. È la nascita della strategia della tensione, la cui tesi centrale era che in Italia e in tutto il mondo fosse già cominciata la terza guerra mondiale e i due mondi, quello comunista e quello anticomunista, fossero prossimi allo scontro finale. Il dettaglio essenziale è che l’Istituto Pollio era finanziato dallo Stato Maggiore della difesa".

Un mondo eversivo che iniziava ad armarsi, si preparava alla violenza degli anni successivi in una scia di sangue arrivata anche alla stazione di servizio di piazzale Lotto, snodo cruciale per il traffico automobilistico a Milano Nord, dove ora sorge un McDonald’s. Un contributo di Salvini comparirà nel libro di Riccardo Rosa sul delitto di piazzale Lotto, in uscita a maggio con la casa editrice Pendragon, che verrà presentato al Salone del Libro di Torino. Un racconto attraverso gli atti giudiziari, le carte delle inchieste, le testimonianze dell’epoca.

"I protagonisti sono ormai scomparsi – racconta Rosa – e con lo scorrere del tempo sarà sempre più difficile far emergere la verità su quegli anni, sui servizi segreti deviati che modificarono il corso della storia, sui nomi e cognomi delle persone che agirono nell’ombra. Tornare su quei fatti serve anche per evitare che si ripetano".

Nardi ed Esposti erano due figure simbolo di quel periodo, due "miti della San Babila nera", provenienti dalla borghesia milanese, estremisti di destra ossessionati dalle armi e dagli esplosivi. Loro sono morti giovani, mentre Pasquale Virgilio è rimasto in vita fino all’età di 82 anni, con l’esistenza segnata da 800 giorni di carcere da innocente.

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