carabinieri al lavoro
carabinieri al lavoro

Cernusco 20 ottobre 2019 - L’auto dell’assassino e la furia omicida, quegli undici colpi sparati, l’agghiacciante racconto di una testimone: sono al lavoro 24 ore su 24 dall’altra sera gli inquirenti, ma il giallo della morte di Donato Carbone, l’imprenditore di origine tarantina assassinato l’altra sera a Cernusco sul Naviglio, rimane per ora tale. Varie piste, un dato certo: agguato e assassinio brutali, che raccontano di «posta grande« o di profondo rancore. Risalgono all’altro giorno le ultime novità, quelle che trapelano dalle maglie strettissime dell’indagine. Il ritrovamento dell’auto usata dall’assassino, una Opel corsa risultata rubata a Brescia recuperata dagli inquirenti a Cologno poche ore dopo l’agguato nel corsello box di via don Milani. E il racconto ancora misterioso di una testimone, che si sarebbe trovata volto a volto con il killer in fuga proprio sul cancello elettrico condominiale. E che avrebbe fornito agli inquirenti indicazioni preziose. Alla ricerca di una svolta decisiva, gli inquirenti continuano a scandagliare la vita dell’uomo ucciso, 63 anni, una malattia recente che lo aveva obbligato a interrompere l’attività di costruttore, moglie e una figlia sposata, un nipotino. Nessun debito, nessun conto in sospeso, nessuna ombra. Eppure, qualcuno lo voleva morto.