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21 feb 2022

Olimpiadi Invernali 2026, la bandiera atterra a Milano

A Milano il vessillo a Cinque Cerchi. Ne avrà uno anche Cortina. Sala: dopo le celebrazioni, bisogna lavorare Malagò: serve un gioco di squadra per quattro anni.  

massimiliano mingoia
Cronaca
Il sindaco Giuseppe Sala, 63 anni, sventola la bandiera a 5 cerchi di rientro dalla Cina
Il sindaco Giuseppe Sala, 63 anni, sventola la bandiera a 5 cerchi di rientro dalla Cina

Un celebre spot tv recitava: due è meglio di uno. Il modello olimpico di Milano e Cortina incarna alla lettera quel celebre slogan. Sì, perché le bandiere a Cinque Cerchi per i Giochi invernali del 2026 saranno due, non solo una, per la prima volta nella storia della manifestazione sportiva, perché mai due città si erano unite per organizzare un’edizione delle Olimpiadi. Il vessillo consegnato domenica a Pechino ai sindaci Giuseppe Sala e Gianpietro Ghedina sarà conservato a Palazzo Marino, ma un’altra bandiera comparirà presto nella sede del Comune di Cortina. Il modello “duale’’ si riconosce anche da questi piccoli particolari.
La bandiera è sbarcata sul suolo italico ieri all’ora di pranzo su una pista dell’aeroporto di Malpensa ed è stata subito sventolata da Sala, da Ghedina e dal governatore lombardo Attilio Fontana, prima ancora di scendere le scalette del veivolo. Con loro alcuni campioni e campionesse olimpiche, da Arianna Fontana a Federica Brignone. È il momento della festa, ma non potrà durare più di tanto. Già, perché Milano e Cortina, dopo il passaggio di consegne con i Giochi di Pechino appena conclusi, adesso devono velocizzare l’iter per i lavori degli impianti necessari per realizzare la manifestazione, in primis per il PalaItalia a Santa Giulia, periferia sud-est di Milano, dedicato a ospitare le partite di hockey su ghiacchio maschile. Il presidente del Coni Giovanni Malagò richiama tutti alle proprie responsabilità, appena sbarcato a Milano: "Abbiamo gli occhi del mondo addosso". Il conto alla rovescia è iniziato. "Servono quattro anni di duro lavoro di squadra". Sala, intanto, fa capire che una fase si è chiusa e un’altra si deve rapidamente aprire: "C’è la fase della celebrazione e poi quella del lavoro. Ora c’è quella più importante e che preferisco, quella del lavoro. Expo per Milano era un punto di partenza, l’Olimpiade è un punto di arrivo, non c’è altro evento che trascina più delle Olimpiadi. Sono anche meglio dell’Expo, è un evento più facile da spiegare".

C'è da lavorare

Ghedina è ancora più esplicito nel segnalare quali difficoltà si trova di fronte la macchina organizzativa olimpica e invoca l’aiuto del Governo: "Oggi è il nostro cancelletto di partenza. Al momento però i processi amministrativi non ci consentono di arrivare in tempo. La Cina ha fatto una grande figura, si sentiva la presenza forte del Governo. Io spero che ci aiutino tutti, per portare in alto il nome della nostra Italia". Fontana aggiunge: "Abbiamo i riflettori puntati, dobbiamo lavorare e recuperare un po’ di ritardo accumulato. È vero che le nostre procedure sono farraginose ma l’Italia è meglio della Cina per tutto il resto delle considerazioni. Sarà la prima Olimpiade sostenibile, non ci saranno spese inappropriate. Resteranno infrastrutture che ci permetteranno di offrirci al mondo nel modo migliore".
Certo, i Giochi di Milano-Cortina non prevedono spese faraoniche e il 93% degli impianti è già pronto, eppure emerge una certa preoccupazione anche nelle parole dell’amministratore delegato della Fondazione olimpica Vincenzo Novari: "I nostri saranno Giochi eleganti, essenziali, sostenibili e frugali. I ritardi? È un tema dell’Agenzia delle Infrastrutture, purtroppo è partita un anno e mezzo dopo di noi, però è guidata da un grande collega (Luigi Valerio Sant’Andrea, ndr ), quindi sono convinto che si riuscirà a recuperare il tempo anche e soprattutto se ci sarà l’attenzione che il Governo ha sempre dimostrato. Se possiamo recuperare il ritardo? Non possiamo, dobbiamo".

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