Occupazioni, il preside del Parini: “Ho passato le notti a scuola per vigilare sui ragazzi”

Massimo Nunzio Barrella ha vissuto gli ultimi tre blitz degli studenti nel suo ufficio: "Restavo sveglio tutta la notte, leggendo Husserl e ascoltando musica”

Massimo Nunzio Barrella, preside del liceo Parini

Massimo Nunzio Barrella, preside del liceo Parini

Milano – Una notte al Parini, anzi cinque: Massimo Nunzio Barrella, preside del liceo classico di via Goito, ha vissuto le ultime tre occupazioni della sua scuola lì, nel suo ufficio. Come ha fatto in questi giorni il dirigente del Virgilio, Roberto Garroni, e una decina di giorni fa la preside del liceo Boccioni, Stefania Giacalone (sventando in quel caso il blitz). "Quest’anno non è ancora successo, abbiamo in programma una cogestione - premette -. Ma se dovesse ricapitare... lo rifarei: mi fermerei qui".

Perché?

"Prima di tutto per la responsabilità che avverto nei confronti dei ragazzi. Tra loro c’erano anche minorenni, mi sembrava giusto farlo, a tutela di tutti. Oltre che della scuola".

Come si era organizzato?

"Ho trascorso le notti nel mio ufficio, controllando dalla finestra che non ci fossero infiltrati. Prendevo accordi con gli studenti: loro restavano al piano terra, io nel mio. Ma c’ero se avessero avuto bisogno e vigilavo. Restavo sveglio tutta la notte, leggendo Husserl e saggi di filosofia, ascoltando musica, dalla classica al rock. Nei momenti duri Placebo, Radiohead e Vasco Rossi".

Com’è andata?

"I Pariniani si sono sempre comportati bene, devo dir la verità. C’è stato dialogo, non ci sono mai stati danneggiamenti o episodi spiacevoli. Durante l’ultima occupazione però sono dovuto intervenire. Erano le 2 di notte, stavo chiacchierando con il custode. Ho avvertito dei rumori, sono uscito e mi son trovato davanti cinque ragazzi grandicelli, che erano riusciti a infiltrarsi. Non so con quali intenzioni. Abbiamo chiamato la Digos. Hanno capito di avere sbagliato e il giorno dopo sono tornati a chiedermi scusa. Non erano delinquenti, la questione si è chiusa lì. Come l’occupazione però, finita un giorno prima: quando si viola un accordo bisogna prendersi le responsabilità. Qualche infiltrato avrebbe potuto fare male a loro e far danni".

Com’è successo al Severi.

"Nel nostro caso sono sempre state occupazioni molto autocontrollate: i ragazzi avevano un servizio d’ordine e, addirittura, durante il Covid, avevano organizzato un servizio di screening. Io prendevo nomi, cognomi e numeri di chi restava a dormire. Al Severi è successo un episodio gravissimo quest’anno e sono d’accordo sul fatto che andrebbero individuati i singoli responsabili. Non hanno mai senso punizioni collettive. La responsabilità è sempre individuale".

Quali potrebbero essere le sanzioni, secondo lei?

"Credo vada analizzato prima il singolo caso: ogni ragazzo ha una sua storia e una sua peculiarità. Per i danneggiamenti gravi le sanzioni devono essere anche dure e possono riflettersi sul comportamento e sulla pagella. Ma credo che i lavori socialmente utili, per ripristinare il decoro della scuola, possano essere efficaci. Serve fermezza, non sono buonista, ma le sanzioni disciplinari devono avere un valore educativo, che investe l’intera comunità scolastica".

Il ministro Valditara ha annunciato un giro di vite sulle occupazioni. Che ne pensa?

"Soffocare la libertà di protesta mi sembra controproducente per l’istituzione scolastica. Certo bisogna essere chiari su come ci si comporta durante l’occupazione. Puoi manifestare il tuo pensiero, ma non puoi danneggiare un ambiente che non è solo tuo. La libertà prevede responsabilità e rispetto degli altri. Se la situazione stesse sfuggendo di mano non esiterei a chiamare le forze dell’ordine, a tutela di tutti. Bisogna vigilare: per questo preferisco fermarmi a scuola. Ma credo sia giusto che un preside tenti sempre il dialogo. Le loro ragioni a volte sono fondate, altre meno, ma dopo il Covid ho trovato positivo che i ragazzi trovassero un modo per esprimere il loro disagio, anche con un’occupazione, per rivendicare questioni e il malessere che si respira".

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