GIULIA BONEZZI
Cronaca

Occupata la Statale. I pro Palestina in tenda si prendono un cortile: "Restiamo a oltranza"

La protesta per boicottare Israele è arrivata all’università di Milano: un centinaio di manifestanti e una quarantina di strutture nell’aiuola "Subito la commissione per sciogliere l’accordo con la Reichman" .

Occupata la Statale. I pro Palestina in tenda si prendono un cortile: "Restiamo a oltranza"

Occupata la Statale. I pro Palestina in tenda si prendono un cortile: "Restiamo a oltranza"

"L’Intifada studentesca inizia nell’università Statale di Milano il 10 maggio alle ore 14.30 in via Festa del Perdono 7", recita il comunicato firmato dai Giovani palestinesi Milano e Italia con invito a unirsi all’"acampada". E inizia, col quarto d’ora accademico di ritardo, quando una cinquantina di ragazzi sposta dal Cortile della Legnaia a in quello centrale al grido "Free Free Palestine", col suo carico di attrezzatura da campeggio e borse gialle dell’Esselunga. "Israele via via, Palestina terra mia", "Intifada fino alla vittoria", scandiscono al megafono. E pure "Franzini sionista", proprio ora che il rettore uscente è nella bufera per il convegno “Israele, l’unica democrazia del Medioriente“, considerato a rischio altissimo ma non dalla Questura, cancellato dagli organizzatori e non riprogrammato in streaming dopo il diniego dell’università a tenerlo in presenza.

Ma presto anche il megafono tace e i pro-Pal che hanno occupato l’aiuola al centro del cortile grande, diventati un centinaio, si concentrano a tirar su l’accampamento tra le margherite e l’erba alta del prato che verrà "solennemente" dichiarato "zona liberata" e ribattezzato "Cortile Reefat Alareer, in onore del poeta e professore palestinese ucciso brutalmente dall’esercito di occupazione sionista il 6 dicembre 2003", con annessa piantagione di un alberello di ulivo. La manualità non è quella di un gruppo scout ma dopo un’ora quasi una quarantina di tende son montate; sul colonnato sono stati appesi una gigantesca bandiera palestinese e lo striscione "Fermiamo il massacro del popolo palestinese". Che da solo non susciterebbe diatribe a una riunione dell’Anpi o del Pd, ma poi la parola "genocidio", riferita all’intervento israeliano nella Striscia, è ripetuta quattro volte nel comunicato degli occupanti, che si apre col neologismo "scolasticidio, che gli esperti hanno dovuto coniare per definire quello che sta avvenendo al sistema educativo di Gaza". E si chiude col consueto "Palestina libera dal fiume al mare".

Il comunicato spiega che gli occupanti hanno "raccolto l’appello dell’università di Birzeit in Palestina" e si uniscono alla protesta delle tende avviata "negli Stati Uniti e in tutto il mondo", oltre che già in altri atenei italiani, per chiedere in generale "la risoluzione immediata di tutti gli accordi con atenei e aziende ubicate in Israele" e "con aziende che traggono profitto dalla guerra come Eni e Leonardo, e in particolare: "Fuori Israele dalla Statale". Alla stampa ne viene data lettura integrale al megafono, in staffetta, da tre portavoce "dell’assemblea degli studenti che ha pianificato questa azione di protesta". Le portavoce fanno poi appello agli altri studenti a unirsi al "presidio permanente che sarà permeato di momenti culturali e di confronto" e chiariscono che l’occupazione del cortile proseguirà "a oltranza fino a quando l’università non ascolterà le nostre rivendicazioni". In concreto, spiegano, quella "minima" è che "il rettore e la neorettrice", dalla "generica proposta per cui la commissione che deve rivalutare gli accordi con altre università verrà attivata per indagare quello con la Reichman University" di Herzliya, distretto di Tel Aviv (il sopravvissuto dopo la sospensione dell’intesa con l’ateneo di Ariel che si trova invece oltre la linea verde, in Cisgiordania), passino "ai fatti, la certezza che questa commissione si attivi con urgenza".

La commissione è stata appena istituita dal Senato accademico, la cui prossima riunione è martedì 14 maggio. Lunedì invece c’è il comitato per l’ordine e la sicurezza con i rettori "e da lì uscirà una linea" sugli eventuali sgomberi delle acampade nelle università italiane: "Se si decidesse per una linea violenta e repressiva di un momento conflittuale ma pacifico sarebbe l’ennesima censura", sottolineano le portavoce. Comunque ieri in Statale, con la polizia a sorvegliare in borghese la piccola Woodstock accampata nell’erba, l’America sembrava ancor più lontana del Medioriente.

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