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30 apr 2022

Milano, Armida Barelli e don Mario Ciceri proclamati beati in Duomo: chi sono

Il rito è stato presieduto dal cardinale Marcello Semeraro con l'arcivescono Mario Delpini

30 apr 2022
Armida Barelli (S) e Don Mario Ciceri. SITO WEB DIOCESI MILANO+++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++
Armida Barelli e don Mario Ciceri
Armida Barelli (S) e Don Mario Ciceri. SITO WEB DIOCESI MILANO+++ATTENZIONE LA FOTO NON PUO' ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA+++
Armida Barelli e don Mario Ciceri

Milano, 30 aprile 2022 - Due storie di santità in Lombardia. Sono state svelate le foto dei due nuovi beati, don Mario Ciceri e Armida Barelli alle spalle dell'altare nella gremita cattedrale del Duomo di Milano. Il disvelamento dei ritratti, accompagnato da un lungo applauso di fedeli, è avvenuto a seguito della proclamazione della formula di rito per la beatificazione pronunciata in latino dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della congregazione per le Cause dei Santi. Tra i concelebranti, l'arcivescovo di Milano, monsignor Mario Delpini.

Nella sua omelia, il cardinale Semeraro ha sottolineato: "Di entrambi (i nuovi beati) possiamo dire che sono “cresciuti”. Don Mario Ciceri s’impegnò quotidianamente a smussare alcune spigolosità caratteriali giungendo a mostrare in sé un efficace connubio tra vita spirituale e vita pastorale al punto che tutti riconobbero in lui un sacerdote che realizzava con zelo e in fedeltà la sua vocazione. È stato paragonato al santo Curato d’Ars. Anche Armida Barelli “camminò nell’amore” con una costante limatura del suo temperamento. Mentre veniva consumata dall’infermità il beato Ildefonso Schuster disse di lei: “Il Re Divino sta cesellando il suo gioiello”»" Dopo avere ricordato alcuni tratti della personalità delle due figure, il Cardinale ha concluso: "In queste storie di santità, umili e nascoste come quella del beato Mario Ciceri, oppure pubbliche e note come quella della beata Armida Barelli si manifesta sempre la forza dello Spirito, che il Risorto possiede senza misura". Tra le intenzioni lette durante la “Preghiera universale” celebranti e assemblea hanno pregato “per i ragazzi, i giovani e per l’opera formativa dei nostri oratori”, “per tutte le donne”, “per i docenti e gli studenti universitari e per il mondo della cultura”.

Al termine della celebrazione è intervenuto l’Arcivescovo di Milano, mons. Mario Delpini: "Le foto che ci fanno conoscere la beata Armida e il beato Ciceri - ha detto nella sua breve riflessione - forse ci fanno pensare alle vecchie zie e al vecchio zio prete che sono tanto cari e insieme tanto improbabili e anacronistici. In realtà più si conoscono e più si scoprono vivi e imitabili". Poi, una sorta di invito ai ragazzi e alle ragazze: "Ecco che cosa potreste fare: diventare santi". L’Arcivescovo ha infine i aggiunto a sorpresa un piccolo annuncio personale: "Ho deciso che celebrerò il mio onomastico non più il 19 gennaio, ricordando san Mario, martire del terzo secolo; lo celebrerò invece il 14 giugno, memoria del beato Mario Ciceri, un santo prete ambrosiano".

Armida Barelli

Armida Barell, nata il primo dicembre 1882 a Milano, da una famiglia borghese, è sepolta nella cripta della cappella dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Perché ne è stata la co-fondatrice. Prima ancora, nel 1918, aveva fondato la Gioventù Femminile cattolica milanese, l’anno dopo, insieme a padre Agostino Gemelli, diede vita all’Istituto Secolare delle Missionarie della Regalità di Cristo e all’Opera della Regalità. Cent’anni fa era nel gruppo dei fondatori dell’ateneo, fermamente convinta di intitolarlo al Sacro Cuore. Nel 1946, Pio XII la nominò vice presidente generale dell’Azione Cattolica. La Diocesi di Milano spiega in un comunicato che ha contribuito a formare migliaia di giovani donne che attraverso l'esempio della "sorella maggiore" hanno imparato ad amare Dio, il prossimo, la Chiesa e a spendersi attivamente nella società del proprio tempo.

All'ordigine della beatificazione c’è un miracolo avvenuto a Prato che ha avuto come protagonista Alice Maggini. La donna stava viaggiando in bicicletta in città, quando il 5 maggio del 1989 venne investita da un camion riportando una fortissima commozione cerebrale. I medici avevano previsto per lei gravi conseguenze di tipo neurologico. E’ stato allora che i familiari della donna, impegnata da lungo tempo nell’Azione Cattolica e devotissima di Armida Barelli, decisero di invocare l’intercessione della ‘Serva di Dio’. Poco dopo in modo scientificamente inspiegabile, sostiene la Chiesa, Alice Maggini si riprese completamente dall’incidente e senza riportare alcuna conseguenza e in seguito ha continuato la sua vita in totale autonomia fino alla morte avvenuta nel 2012.

Don Mario Ciceri

Mario Ciceri (1900-1945), nato in Brianza, è stato ordinato sacerdote nel 1924 e nominato vicario parrocchiale di Brentana di Sulbiate (Monza). Ha vissuto tutto il suo ministero in quella parrocchia a servizio dell'oratorio, dell'Azione Cattolica, dei malati e degli sfollati di guerra. Durante il secondo conflitto mondiale ha accompagnato i ricercati verso la Svizzera, fornendo loro documenti e lasciapassare falsi. Per questo ha ricevuto alla memoria la medaglia d'oro per la Resistenza. All'origine della sua beatificazione un miracolo risalente al 1975 che vide coinvolta Raffaella Di Grigoli. La bambina, ricoverata al Valduce di Como era affetta da un’anomalia del colon e diversi interventi l’avevano portata in articulo mortis, la zia preoccupata per le sue sorti parlò con la sorella del sacerdote morto 30 anni prima e la donna fece portare alla piccola paziente un foulard appartenuto al fratello e pregarono. La bimba guarì. La Congregazione dei Santi ha riconosciuto il nesso di causalità fra le invocazioni del parroco e l’esito della malattia.

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