"Non ti convince a comprare Ma una canzone ti fa restare"

"La musica in negozio è uno strumento di marketing: come le luci e i colori lavora sul lato emotivo del cliente", spiega Silvio Servello, 42 anni, sales account manager di Ros&Ros, società milanese fra le prime in Italia ad avere introdotto, dal 1997, le radio personalizzate negli store. Solo a Milano le loro playlist si possono ascoltare in 150 supermercati, una quarantina di hotel e una decina di negozi.

La musica è un “persuasore occulto“?

"Non basta una canzone per aumentare gli scontrini. La playlist però esercita un’influenza positiva sulle vendite in modo indiretto: allungando i tempi di permanenza dei clienti aumenta la possibilità che intercettino articoli da acquistare".

Criteri di una selezione musicale?

"Può essere attuale od orientata al passato, dipende dal tipo di attività. Ogni settimana si inseriscono nuovi brani, in una collezione di migliaia; la programmazione cambia ogni giorno e nel prevede più di 200. La regola aurea è la corrispondenza fra le canzoni e brand".

Esempi concreti?

"Nei negozi di articoli sportivi si prediligono playlist "energiche" basate su generi più dinamici per agganciare il target più giovane. Nelle boutique del lusso, dove la clientela è più avanti anagraficamente e con un alto livello di estrazione sociale, si punta su un genere sofisticato come il jazz. La distonia è da evitare: in un negozio per l’infanzia non si può diffondere l’hard rock. Nei supermercati il target è trasversale: la musica, in genere attuale, deve accontentare acquirenti dai 20 a 70 anni".

La musica è importante anche per i dipendenti?

"Certo: se è piacevole lavorano con più motivazione". Annamaria Lazzari