PAOLA
Cronaca

Non lasciamo soli gli anziani, "allenatori" delle nuove generazioni

L'articolo discute della solitudine degli anziani e del concetto di "ageismo", sottolineando l'importanza di coinvolgerli attivamente nella società per contrastare il rischio di suicidio e abbandono delle cure. Si propone di diventare "allenatori" delle generazioni successive e di valorizzare le persone mature.

Severini Melograni

Gentile Signora,ho letto numeri impressionanti sulla solitudine degli anziani che sono spinti al suicidio o al lasciarsi andare rinunciando alle cure. Ho letto poi che esiste il nuovo termine”ageismo” come se il crescere d’età sia paragonabile ad una malattia. Tutti invecchiamo e come lei scrive spesso, possiamo farlo con grazia, attenzione, cura e così essere ancora utili a noi, alle famiglie (per chi le ha) e a tutta la società. Ma credo che il nostro compito più importante sia diventare “allenatori” delle generazioni dopo di noi. Nicola

Gentile signor Nicola, anche a me non piace la parola “ageismo”, termine inventato per evitare di dire: vecchiaia, anzianità, vetustà, etc etc. È questa moda del politicamente corretto che impedisce di chiamare le cose con il loro vero nome. Detto e ribadito ciò (io proprio odio questa maniera ipocrita di parlare e scrivere) i numeri sono preoccupanti. Stabilito ormai che siamo un Paese di vecchi, le priorità dovrebbero essere almeno due: fare in modo (in ogni modo: incrementando l’immigrazione legale, favorendo le nascite, rivedendo la legge sulle adozioni, facendo ritornare i ragazzi dall’estero, inventando qualunque cosa per avere più cittadini italiani di prima seconda o terza generazione GIOVANI) e poi stimolando e coinvolgendo le persone mature nell’avventura di vivere e di partecipare. Perché proprio quei numeri ci dicono che la solitudine porta al suicidio (anche quello meno visibile e provabile ) e in alcuni Paesi europei al favorire l’eutanasia legale. I dati? Eccoli: Eurostat ci dice che il 14% degli anziani sono sempre soli e che il 12% non ha nessuno a cui raccontare i propri problemi (il doppio della media europea) e per questo si lasciano andare. Quindi, la sua proposta di trasformarci in “coach“ è giusta. Senza mai dimenticare che, per esempio, Giuseppe Verdi scrisse la musica del Falstaff a 80 anni e lo diresse a 81…ma di esempi di questo genere ce ne sono a bizzeffe! Stia forte caro Nicola,non è mai troppo tardi per dare! Sua Nonna

severini.paola@gmail.com

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