Nominati i vertici aziendali. L’Asst tutta al femminile: "Dritte verso gli obiettivi"

Dall’amministrazione ai servizi socio-sanitari, le scelte della direttrice Labanca. L’Azienda è punto di riferimento per 680mila abitanti e fattura 300 milioni l’anno.

Nominati i vertici aziendali. L’Asst tutta al femminile: "Dritte verso gli obiettivi"
Nominati i vertici aziendali. L’Asst tutta al femminile: "Dritte verso gli obiettivi"

Una conferma, Paola Pirola, ai servizi socio-sanitari, un ritorno per Valentina Berni ora alla guida dell’apparato amministrativo, un nuovo acquisto, Giuseppina Ardemagni, direttore sanitario aziendale. Svolta rosa per l’Asst Melegnano-Martesana. La direttrice generale Roberta Labanca nomina i vertici: tutte donne e "ora - dice - dritte verso gli obiettivi: qualità delle prestazioni, centralità del paziente, valorizzazione del personale, continuità e sviluppo". Un programma di crescita per il colosso con tre ospedali e relativi pronto soccorso, Vizzolo, Cernusco Melzo, due ospedali di comunità, Vaprio e Cassano, e il terzo vecchio nosocomio, il Serbelloni di Gorgonzola trasformato in una delle otto case di Comunità già aperte sul territorio. Le altre sette sono Vaprio, Cassano, Cernusco, Pioltello, Peschiera, Rozzano e Melegnano. Le prossime in arrivo, Segrate e San Giuliano, mentre Melegnano andrà ad aggiungersi agli ospedali di comunità. Una galassia complessa da governare, l’Azienda è punto di riferimento per 680mila abitanti, fattura 300 milioni l’anno, ha 640 posti letto, e 2.818 dipendenti dei quali 459 dirigenti. Numeri che sono la base del gigante pubblico della salute incaricato di ricucire il rapporto con il territorio dopo la batosta Covid.

Labanca e le sue manager dovranno costruire anche il rapporto con i Comuni, in pressing costante per migliorare l’offerta per i pazienti. In cima alla lista delle richieste in arrivo dai sindaci, le liste d’attesa da abbattere. Una delle tante sfide che aspettano l’Asst. Non solo. All’orizzonte ci sono anche i sindacati e anche qui non mancano i nodi, "dalla necessità di reclutare nuovi infermieri, al potenziamento della sanità territoriale con la fine del rodaggio di case e ospedali di comunità". Di fatto significa "assistenza domiciliare integrata, infermieri di famiglia e di comunità per quelle piccole e grandi necessità che finora sono state in carico ai pronto soccorso con il risultato di affollarli, dai punti di sutura alle medicazioni". Potenziamento cioè delle prestazioni più richieste e spesso più complicate da ottenere, per questo nelle case, come a Pioltello l’ultima inaugurata meno di un mese fa, trova spazio anche la continuità assistenziale, l’ex guardia medica.

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