Milano, 17 dicembre 2015 - Era la 'ndrangheta degli arbitrati tra creditori e debitori, e faceva da ago della bilancia negli affari e nelle liti tra manager finiti nell’orbita mafiosa. Era, anche, la ’ndrangheta che, con uno di quei manager, puntava a mettere le mani sul catering dello stadio di San Siro per la stagione 2014-2015. La ’ndrangheta che, abbandonata Milano tra il 1996 e il 1998, falcidiate le ’ndrine dalla sequenza di blitz e processi, era - scontate le condanne - tornata dal 2013 in piena azione a Milano Nord, tra piazza Prealpi e viale Certosa.

Sulle cosche associate dei Libri-De Stefano-Tegano, dei boss Domenico Branca e Alessandro Nucara, e dei fratelli Vincenzo e Giulio Martino si abbattè nel dicembre 2014 una pioggia di sessanta arresti. Ora va a conclusione il secondo troncone processuale, dopo quello in rito abbreviato. Questo, in rito ordinario, davanti alla settima sezione penale.

Condanne fino a 20 anni, sei imputati. La pena massima a quel Vincenzo Martino, fratello cadetto di Giulio, a sua volta ritenuto a capo della cosca resuscitata tra Prealpi e Certosa. Un altro fratello, Domenico Martino, è stato condannato a 11 anni e 3 mesi. Tra le pene più elevate, 14 anni e 10 mesi (e una multa di 460 mila euro) a Giovanni Deuschit e 13 anni e 6 mesi ad Alessandro Nucara. Tra i sei imputati, anche un ex poliziotto, Marco Johnson, finito a processo con l’accusa di corruzione e condannato a 2 anni e 8 mesi. L’agente, insieme con un carabiniere (Carlo Milesi) partecipa all’affare sul catering dell’A.C. Milan da dirigere sul manager amico Cristiano Sala.

Un trucco per impedire che la ditta concorrente, la It Srl, ottenesse la commessa del catering. Per cui Johnson scrisse una relazione di servizio in cui si denunciava falsamente la presenza di lavoratori stranieri clandestini alla It; la Procura delegò in buona fede al nucleo ispettorato del lavoro dei carabinieri un’ispezione, che, in mala fede, venne gestita in grande stile dall’appuntato Milesi il 16 dicembre 2013 in occasione della partita Milan-Roma.

Il 27 luglio altre 40 persone coinvolte nella stessa inchiesta sono state condannate in rito abbreviato a pene fino a 20 anni. Tra loro il boss Giulio Martino (20 anni) e l’imprenditore Sala. I giudici >ieri hanno accolto le richieste di pena dei pm della Ddda Marcello Tatangelo e Paola Biondolillo e hanno disposto la revoca degli arresti domiciliari per l’ex poliziotto Johnson (assolto da alcune imputazioni), in quanto «la carcerazione ha avuto un efficace impatto dissuasivo» sulla possibilità di una «perpetuazione dei reati da parte di una persone incensurata». marinella.rossi@ilgiorno.net