SIMONA BALLATORE
Cronaca

Anche Milano ha la sua marina: la famiglia Riva. “Noi, custodi dei motoscafi che stregarono dive e re”

L’associazione nata a Milano che tutela la memoria delle barche cult ha 700 soci: “Abbandonare questo patrimonio sarebbe un delitto”

Sophia Loren a Napoli nel 1960 sul "Riva Tritone"

Sophia Loren a Napoli nel 1960 sul "Riva Tritone"

La gloriosa “famiglia Riva” si ritrova a Venezia. Ad orchestrare il raduno dei motoscafi in legno più famosi del mondo è la milanesissima Riva Historical Society. Perché se è vero che "a Milano manca solo il mare", non mancano ottimi marinai ed è stata proprio la città del design a fare da vetrina e da megafono a questa storia, che comincia a Sarnico (e prima ancora a Laglio), per arrivare a toccare trenta nazioni in cinque continenti.

Ma torniamo a Milano, in via Fratelli Salvioni: qui nel 1998 è nata la “Riva Historical Society“, associazione internazionale che ha un compito: tutelare, diffondere - e anche difendere - la cultura dei motoscafi creati da Carlo Riva, che hanno stregato - tra i tanti - Anita Ekberg, Brigitte Bardot, Elizabeth Taylor, Richard Burton e Sophia Loren, oltre a re, sceicchi e imprenditori.

Al timone c’è Piero Maria Gibellini, architetto milanese, biografo ufficiale dell’ingegnere Carlo Riva (ha realizzato una vera opera omnia su di lui e i suoi cantieri) nonché membro della Commissione Motonautica dell’Asi, l’Automotoclub Storico Italiano.

“In quegli anni Carlo Riva era già in pensione, aveva venduto il marchio, ma l’idea gli piacque subito e gli diede nuova vitalità", racconta Gibellini. Il papà dei motoscafi non c’è più: è scomparso nel 2017 a Sarnico, a 95 anni. Ma la sua associazione conta oggi circa 700 soci, è riuscita anche a salvare perle abbandonate sulle rive dell’Arabia Saudita o del Libano e custodisce un registro – realizzato dallo stesso Gibellini – che è frutto di 15 anni di ricerche e raccoglie più di 800 immagini e il censimento di oltre 2.300 Riva ancora naviganti.

Ogni anno la Riva Historical Society organizza un corso di “addestramento giudici“ per trasmettere alle nuove generazioni le conoscenze sia teoriche che pratiche per restaurare e occuparsi della manutenzione dei motoscafi in legno, oltre ai “Riva Days“, che da questo venerdì al 3 luglio vedranno sfilare una cinquantina di gioiellini firmati Riva, con a bordo 150 persone in arrivo da 12 Paesi che domenica attraverseranno il bacino San Marco insieme alle barche d’epoca del Trofeo Principato di Monaco. L’edizione di quest’anno è dedicata al 700esimo anniversario della morte dell’esploratore veneziano Marco Polo.

"Queste barche sono il baluardo della nautica da diporto e del design italiano nel mondo – ricorda Gibellini –. Basti pensare che sono state esposte negli Stati Uniti per la prima volta insieme alla Ferrari. Abbandonare questo patrimonio storico sarebbe stato un delitto. Così, oltre a raccoglierlo nei libri, abbiamo pensato di raggruppare soci in tutto il mondo. Abbiamo registrato barche in 40 Paesi". E ridato una lucidata agli anni d’oro.

"Negli anni Cinquanta erano i motoscafi più costosi al mondo – prosegue Gibellini –, i più belli e sicuri, perché Carlo Riva puntava sempre alla perfezione tecnica e a un servizio di assistenza che nessuno aveva mai offerto prima". Avere un Riva ormeggiato sul lago o al mare era uno status symbol. E anche oggi la domanda supera di gran lunga l’offerta. Sono raddoppiati i soci all’estero, soprattutto tedeschi e americani.

Quando le barche in vetroresina iniziarono a spopolare, furono i Paesi Scandinavi a tenere saldo il timone, dando una mano a salvare il mercato: "Loro hanno sempre coltivato l’amore per le barche a legno", conferma il presidente dell’associazione storica. In Italia i clienti più affezionati sono sempre stati i milanesi, sin dai tempi della vetrina illuminata in Largo Augusto. Un punto nevralgico tra il cantiere di Laglio, sul lago di Como, fondato dal nonno e il cantiere che Carlo curava nella “sua” Sarnico, affacciata sul Sebino. Sono state 4.098 le imbarcazioni varate sotto la sua gestione. Nel 2026 saranno trascorsi trent’anni da quando non viene più costruito un motoscafo Riva in legno, ma 2.300 sue creature continuano a viaggiare.