Raffaele Ielpo morì nel cantiere della M4 a 18 metri di profondità. Nessun colpevole

Milano, assolti i tre imputati per il decesso dell’operaio 42enne, travolto da una scarica di detriti

La vittima Raffele Ielpo, aveva 42 anni

La vittima Raffele Ielpo, aveva 42 anni

Milano – Raffaele Ielpo, operaio di 42 anni, rimase sepolto da detriti il 13 gennaio 2020 mentre lavorava a 18 metri di profondità per la costruzione della nuova linea 4 della metropolitana, in piazza Tirana. Una morte orribile, avvenuta sotto al tunnel che non gli lasciò scampo quando alcuni blocchi di terra molto pesanti si staccarono dalla volta schiacciandogli il torace. Gli indagati originariamente erano quattro, una progettista uscì subito dal processo, perché fu accertata la sua totale estraneità ai fatti. I restanti tre indagati per quella morte sono stati ora tutti assolti dall’accusa di omicidio colposo. Rinviati a giudizio furono il datore di lavoro di Metro Blu scarl, il direttore e il coordinatore della sicurezza del cantiere.

I consulenti del pubblico ministero avevano sostenuto durante il processo che le condizioni del sottosuolo riscontrate, di limo sabbioso, sarebbero state "certamente rare, ma comunque astrattamente prevedibili". I consulenti della difesa, al contrario, avevano parlato di una "condizione geologica del tutto imprevedibile".

Le conclusioni del giudice, invece, sostennero che "sebbene sul piano sostanziale un evento possa essere considerato prevedibile nonostante la sua verificazione sia rara, sotto il versante processuale, deve essere comunque raggiunta la prova certa che una pur rara frequenza statistica sia effettivamente sussistente". Di fatto quindi, il collegio giudicante stabilì che astrattamente la tragedia avrebbe potuto essere prevedile, ma non che non c’è la prova concreta di questa prevedibilità. Assolti quindi, tutti perché giuridicamente "il fatto non sussiste".

Nel procedimento si contestavano "negligenza, imprudenza, imperizia" e la "inosservanza di norme sulla prevenzione degli infortuni sul lavoro". Il datore di lavoro, stando all’imputazione, aveva omesso di redigere il Piano operativo di sicurezza "completo nella parte relativa all’individuazione del rischio derivante da crolli in occasione di scavi in galleria, in caso di non idoneo consolidamento del terreno".

E ancora di "individuare e far attuare idonee "misure di prevenzione o di mitigazione per ridurre al minimo il rischio". E in ogni caso "in relazione ai lavori di scavo cunicoli" non avrebbe predisposto "idonee armature o analoghe e ugualmente efficaci protezioni in modo da prevenire franamenti". Omissione quest’ultima contestata pure al direttore di cantiere. Il coordinatore per la sicurezza, poi, non avrebbe verificato la "idoneità del Piano operativo di sicurezza".

A sgretolarsi era stata la volta della “stanza", cioè il cunicolo di passaggio tra i due tunnel principali della M4. Ielpo, dipendente della Metro Blu, mentre si trovava sotto la volta per 18 metri, solo, era stato investito da una pioggia improvvisa di pietre e cemento, mentre stava prendendo alcune misure proprio nel punto in cui il terreno era stato "più fragile". Ma questo fu accertato solo "con il senno di poi" .

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