La Milano di Toto Cutugno, un italiano vero anche al bar

L’amico e titolare del “Jet Café“: da me Toto beveva caffé e amaro Oggi i funerali alla chiesa dei Santi Nereo e Achilleo

Toto Cutugno
Toto Cutugno

Milano, 23 agosto 2023 –  Semplice e diretto, come l’italiano della sua canzone più famosa "con l’autoradio sempre nella mano destra e un canarino sopra la finestra". Ritratto dell’artista Toto Cutugno, scomparso due giorni fa a 80 anni all’ospedale San Raffaele dopo una lunga malattia, da parte di chi ha conosciuto il "mito" nel suo quotidiano, senza mai andare incontro a delusione.

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"Prendeva il caffè e ogni tanto il Montenegro. Era cordiale, gentile, non se la tirava affatto" dice Cosimo Lanotte, 66 anni, titolare del "Jet Café" che si trova proprio a due passi dall’abitazione milanese – un elegante stabile in via Tajani al 3 – dove il cantante aveva scelto di vivere con la moglie Claudia, a pochi chilometri dall’aeroporto di Linate e a 1.500 metri dal Bach Studio di via Carbonera, studio di registrazione.

Toto , nato Salvatore, è nato in provincia di Carrara nel 1943 da padre Sottoufficiale di Marina con la passione per la tromba. Era approdato nelle cose della musica a metà degli anni Sessanta con varie formazioni. Con gli Albatros il cambio di passo. Nel 1980 vince Sanremo con “Solo noi” (per sei volte poi si è piazzato secondo nella kermesse, un record) e all’Eurofestival si impone nel 1992 (con "Insieme:1992"). Ma è stata anche un autore molto generoso coi colleghi (“Soli” per Celentano e “Io Amo” di Fausto Leali). Cutugno era pure un idolo in Russia e nei Paesi ex comunisti dove si è esibito molte volte dalla fine degli anni Novanta, quando la sua popolarità in Italia aveva iniziato ad appannarsi.

"In 40 anni in cui l’ho conosciuto non è mai stato un cliente assiduo. Prima stava quasi sempre allo studio di registrazione, il Bach Studio, o alla Carosello Records, poi ha cominciato a fare tournée all’estero e non lo si vedeva in giro per mesi. Quando veniva stava solo qualche minuto, giusto il tempo di bere il caffè. Fece un’eccezione solo una volta, nel 2019, quando, su insistenza del figlio Nicolò, venne a veder qui per un’ora una band live che cantava in inglese: ricordo che fece a loro i complimenti. Poi credo che la sua malattia fosse peggiorata, negli ultimi anni sembrava molto sofferente. L’ultima volta che è venuto qui risale a quest’inverno". Era dal 2007 che Cutugno teneva a bada il tumore alla prostata, sentendosi un "miracolato di Dio". "Me lo trovarono in fase così avanzata che le metastasi arrivavano già quasi ai polmoni" aveva rivelato il cantante in un’intervista.

Cutugno , un uomo di fede. Lo testimonia don Gianluigi Panzeri della basilica dei Santi Nereo e Achilleo di viale Argonne dove stamattina alle 11 si terranno i funerali. "L’ho incontrato negli ultimi 15 anni, da quando sono entrato in servizio in basilica, in occasione della benedizione natalizia. Buono, accogliente, umile, incapace di mettere soggezione". E se è vero che Cutugno fu più volte bersagliato dalla critica, il sacerdote conferma lo straordinario amore del pubblico.

"Ho ricevuto centinaia di messaggi di persone che volevano informazioni sul funerale. Forse la cosa più bella me l’ha scritta uno straniero, Francis, spiegandomi di aver imparato l’italiano solo per conoscere il significato delle sue canzoni"

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