Il dramma di Stefania Camela morta dopo l’operazione al naso a Milano. Il compagno: "Ditemi cosa è successo"

Dalle Marche a una clinica privata di Milano per la plastica ai turbinati. Il compagno Michele Valerio Sibillo: «L’ha scelta perché temeva di essere intubata». La donna ha avuto un malore in hotel, poi il decesso in ospedale. Scatta l’inchiesta

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Milano, 4 dicembre 2023 –  «Mi hanno tolto la vita, mi hanno tolto tutto. Chi ha sbagliato pagherà". Piange disperatamente Michele Valerio Sibillo, il compagno di Stefania.

Era stato un intervento complesso al naso?

"Ci avevano detto che sarebbe durato 45 minuti, ma poi hanno impiegato 2 ore".

Come mai la scelta di una clinica privata a Milano? Era un intervento estetico?

"No, era un intervento funzionale. Doveva fare il setto nasale e i turbinati ed era felice di poter tornare a respirare, perché Stefania aveva avuto un incidente quando aveva 10 anni e aveva subito la frattura del setto nasale".

Un intervento che sembrava ben riuscito, quindi?

"Sì. Dopo 4 ore è stata dimessa e siamo tornati in albergo. Abbiamo pranzato e cenato nella stessa struttura per due giorni. Abbiamo scherzato e gioito perché finalmente aveva realizzato il suo sogno. Tornare a respirare bene".

Poi cosa è successo giovedì mattina?

"Abbiamo preso le valige e stavamo lasciando l’albergo. Io camminavo davanti e lei mi seguiva. Mi ha chiamato. ‘Amore hai dimenticato le ciabatte’, poi è crollata sul corridoio. L’ho rianimata, le ho fatto la respirazione bocca a bocca. Si è ripresa per un attimo, poi sono arrivate le ambulanze. In pochi minuti tre equipaggi, che hanno continuato le manovre rianimatorie, tenendola altri 20 minuti a terra".

Dopo la corsa al Policlinico che è successo?

"Hanno continuato a fare manovre di rianimazione, hanno provato a irrorare il cuore, le hanno fatto alcuni interventi e dopo circa un’ora e 40 hanno scoperto che aveva dei trombi e che quindi si trattava di un’embolia. Non c’è stato nulla da fare".

Che lei sappia, le era stato somministrato il farmaco anticoagulante?

"No. Lo avevo chiesto personalmente al medico e mi ha risposto che non era necessaria l’eparina".

Dopo l’intervento ha notato qualcosa di strano?

"Lei aveva scelto questa clinica perché non voleva essere intubata, aveva paura dell’anestesia. Invece mi ha detto che sentiva un bruciore alla gola. Ho chiesto il motivo al personale sanitario e mi è stato detto che era cosa normale sentire questo disturbo, pur non essendo stata intubata".

Le risulta che Stefania avesse qualche problema fisico particolare?

"No, era un’atleta, faceva gare di podismo e si teneva super controllata. Faceva continui esami clinici e si alimentava in maniera attenta. Era in ottima salute".

Oltre al lavoro e allo sport aveva altri impegni?

"Era una donna molto preparata, si occupava di tutto e lo faceva con grande attenzione. Anche per questo il sindaco di San Benedetto l’aveva voluta nella sua segreteria personale. Era anche molto attenta alla famiglia. Seguiva da vicino il padre e la madre".

Lei e i familiari avete presentato fatto un esposto?

"Sì, ai carabinieri di Milano e abbiamo nominato il legale di fiducia. All’autopsia sarà presente anche il medico legale che rappresenterà la famiglia. Vogliamo capire fino in fondo che cosa sia successo ed, eventualmente, se qualcuno ha sbagliato. Mi hanno portato via Stefania, la mia vita. Questo è impossibile da sopportare".

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