“Momo“ ucciso in bici, condannato a 8 anni chi era al volante. La famiglia: “Ci aspettavamo di più”

Parla lo zio del bambino di 11 anni che fu investito in via Bartolini "Confidiamo nella legge, anche se il nostro piccolo non tornerà". Chi guidava non aveva la patente, aveva una gamba ingessata.

“Momo“ ucciso in bici  Condannato a 8 anni  chi era al volante  "Ci aspettavamo di più"

“Momo“ ucciso in bici Condannato a 8 anni chi era al volante "Ci aspettavamo di più"

Milano – "Noi confidiamo nella legge. Ma chi ha investito Momo guidava dopo aver assunto stupefacenti, con una gamba ingessata, senza patente e a una velocità al di sopra del limite consentito: otto anni non sono una pena adeguata, ci aspettavamo di più, anche se nessuno potrà mai restituirci il nostro bambino". Così Gianni Moubarak, lo zio di “Momo“, Mohanad Moubarak, commenta la condanna a 8 anni di carcere per Nour Amdouni, il ventenne che il 9 agosto dello scorso anno ha travolto e ucciso suo nipote, che aveva 11 anni, mentre andava in bicicletta in via Bartolini. Lo scorso marzo, il gup Lorenza Pasquinelli aveva respinto la richiesta di patteggiamento a 5 anni ritenendo la pena troppo bassa. "Cinque anni sarebbero stati un affronto. La sentenza, adesso, è più rispettosa anche nei nostri confronti. Ma resta il fatto che il nostro Momo non ci sia più", aggiunge lo zio Gianni.

È stata pronunciata ieri, infatti, la sentenza riformulata a 8 anni di reclusione, con rito abbreviato, per il 20enne arrestato per omicidio stradale con l’aggravante della fuga per aver travolto e ucciso Mohanad Momo Moubarak, che girava in sella alla sua bici poco lontano dal ristorante del padre. Sono state riconosciute le attenuanti generiche all’imputato, difeso dai legali Robert Ranieli e Niccolò Vecchioni.

Il 15 marzo scorso il gup Lorenza Pasquinelli aveva bocciato la richiesta di patteggiamento ritenendo che cinque anni di reclusione fossero troppo pochi, perché bisogna tenere "conto della pluralità e della allarmante gravità delle violazioni al codice della strada", da cui si può ritenere che "la predisposizione psicologica del conducente" fosse "al limite del dolo eventuale", ossia dell’accettazione consapevole del "rischio" di mettere "in concreto pericolo la vita degli utenti della strada". Quella sera, era passata da poco la mezzanotte, il piccolo Momo aspettava che il papà finisse di lavorare nel suo ristorante “El Sultan“ in viale Monte Ceneri, e intanto pedalava per le strade del quartiere. Fino all’investimento che gli è stato fatale. Nour Amdouni, che inizialmente si era allontanato dal luogo dell’impatto, si era poi costituito dopo quattro ore dalla tragedia e nei giorni successivi era arrivata per lui un’ordinanza di custodia cautelare. Il ventenne si trova tuttora in carcere.

Si è trattato di una "condotta ai limiti del dolo eventuale" e dunque "ben oltre la mera colpa", aveva spiegato l’avvocato dei familiari di Momo, Salvatore Bottari, che si era opposto al patteggiamento. E così che si è arrivati, dunque, al processo con rito abbreviato (sconto di un terzo sulla pena) che si è chiuso ora con la condanna a 8 anni e una provvisionale di risarcimento a favore dei familiari della vittima. Anche il pm Ferracane aveva chiesto una condanna a 8 anni.

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