Mio figlio ucciso dal padre: "Nessuno ha mai pagato"

Federico aveva 9 anni, la tragedia in una struttura protetta a San Donato . La mamma a Roma per chiedere il sì alla legge a tutela dei bambini.

Mio figlio ucciso dal padre: "Nessuno ha mai pagato"
Mio figlio ucciso dal padre: "Nessuno ha mai pagato"

"Mio figlio Federico è stato ucciso dal padre in una struttura protetta dei Servizi sociali. Un uomo riconosciuto come un soggetto pericoloso e di cui il bambino aveva paura. Aveva solo 9 anni e per quel delitto nessuno ha mai pagato. Nessun bambino dovrà più vivere lo stesso dramma". Così Antonella Penati (nella foto), fondatrice e presidente della onlus Federico nel Cuore, a Roma per ribadire l’importanza di approvare in tempi rapidi il disegno di legge 91, presentato dalla senatrice Pd Valeria Valente e attualmente fermo in Senato. Rispetto all’attuale quadro normativo, la proposta punta a tutelare maggiormente i bambini nei casi di violenza di genere, o domestica. A sostegno del disegno di legge sono state raccolte 57mila le firme attraverso la piattaforma change.org; a queste si aggiungeranno le firme dei consiglieri comunali in tutta Italia e delle organizzazioni sindacali e sociali. Il fascicolo sarà poi trasmesso al presidente della Repubblica Sergio Mattarella e ai presidenti di Camera e Senato. I contenuti della proposta sono stati sposati anche dall’Unione delle Donne in Italia, fondazione Una Nessuna e Centomila, Uil ,Cisl e Cif. Secondo i dati Eures incrociati con quelli dell’associazione Federico nel Cuore, sono stati 537 i minori uccisi in Italia negli ultimi 20 anni.

A commettere il reato sono per lo più gli uomini, quasi sempre i padri (87%). Il figlicidio paterno rappresenta quasi sempre una vendetta degli uomini contro le loro ex. Solo il 13% degli episodi è imputabile alle madri e le motivazioni sono in gran parte riconducibili a situazioni di sofferenza o pericolo, in molti casi più volte denunciate e non considerate. "Il Ddl 91 completa il codice rosso - spiega l’avvocato Federico Sinicato, vicepresidente di Federico nel Cuore -. Le norme a tutela delle donne non riguardano, infatti, i casi in cui la violenza avvenga sui figli minori. Diamo quindi al giudice il potere d’intervenire in via precauzionale, sollevando gli assistenti sociali da impropri compiti di polizia e riducendo il loro campo di azione. Di pari passo, rendiamo il sistema normativo più agile, in modo che lo stesso giudice possa sospendere gli incontri protetti in caso di evidenti segni di pericolo e affidare i minori ad altri parenti".

è arrivato su WhatsApp

Per ricevere le notizie selezionate dalla redazione in modo semplice e sicuro