Un cantiere della M4 in via Lorenteggio (Newpress)

Milano, 4 giugno 2018 - «Sconcerto e delusione», fanno sapere dal Lorenteggio. «Un bel regalino» dicono, amari e ironici, da via San Vittore. Periferia e centro messi a fattor comune, precipitati nella stessa sorte per effetto della Metropolitana 4: a deludere e a sconcertare, ad amareggiare e a costringere all’ironia è l’ufficializzazione, da parte del Comune, di un ritardo di 15 mesi nella fine dei lavori. Come già riportato, la linea che dovrà unire l’aeroporto di Linate alla stazione ferroviaria di San Cristoforo non sarà inaugurata il 30 aprile del 2022, come da previsioni iniziali, ma il 31 luglio del 2023. Ed è propprio lì che i cantieri sono particolarmente indietro, proprio sulla tratta ovest della blu.

«Siamo stati i primi a veder partire i lavori e saremo gli ultimi a vederli finire – sentenzia Enrico Balossi, segretario di Asselor, l’associazione dei commercianti dell’asse Lorenteggio-Foppa –. Non possiamo che esprimere il nostro sconcerto e la nostra delusione sulle parole non mantenute e addirittura sui silenzi dei nostri amministratori. Nel corso di un’assemblea pubblica dell’11 aprile scorso, alla presenza dell’assessore comunale alla Mobilità Marco Granelli e del presidente del Municipio 6, Santo Minniti, ci era stato detto che nella tratta ovest la M4 sarebbe stata aperta tra la fine fine del 2022 e i primi mesi 2023 – ricorda Balossi –. Ci era stato annunciato un ritardo di 8 mesi. E ora, a distanza di soli due mesi, ci dicono che il ritardo è quasi raddoppiato. Sarebbe stato più corretto farci sapere subito dello slittamento di altri 7 mesi, oltre agli 8 gia preventivati, della fine dei lavori. Qui ci sono commercianti e residenti che convivono coi cantieri già dal 2015, speriamo che quella del 2023 sia la data definitiva perché altri 15 mesi di sacrificio non sono pochi».

Oltre al cronoprogramma sono lievitati anche i costi: 262 milioni di euro in più a carico di Stato e Comune, altri 51 milioni sulle spalle dei privati per un totale di 313 milioni di euro e una spesa complessiva di circa 2 milardi. «Non è giusto contare tra i costi imprevisti quelli per l’uso delle mensole nei cantieri. Il ricorso a questa tecnica, che ha consentito di non chiudere la viabilità, ci era stato prospettato già all’inizio dei lavori, sotto il mandato di Giuliano Pisapia» conclude Balossi. «Un bel regalino – sospira Alessandro Belgioioso, uno dei portavoce del Comitato San Vittore –. Che ci fosse un ritardo era visibile ad occhio nudo, basta andare sul cantiere di via Vittore per rendersene conto ma il Comune avrebbe dovuto essere più trasparente nell’informare i cittadini perché altri 15 mesi di lavori significano tanto: è vero che poi avremo la metropolitana ma questa rischia di aprire quando qui, ormai, ci sarà il deserto». «Il Comune dovrebbe prendere in seria considerazione il problema dei fatturati delle attività commerciali, che calano significativamente – sottolinea Pietro Linzalone, titolare di una libreria in via San Vittore –. Ma resisteremo anche a questi 15 mesi in più di cantieri, qui c’è un distretto fatto di persone capaci di aiutarsi».

giambattista.anastasio@ilgiorno.net