VALENTINA TARANTINO
Cronaca

Medioevo, altro che “secoli bui“. Un festival contro i luoghi comuni. Ora scende in campo la Statale

Video-animazioni, podcast, riproduzioni di attività di quell’era, fino alle simulazioni di un’autopsia. L’iniziativa coinvolge studenti e oltre trenta docenti di vari dipartimenti. "Si scopre una Milano insolita".

Medioevo, altro che “secoli bui“. Un festival contro i luoghi comuni. Ora scende in campo la Statale

Medioevo, altro che “secoli bui“. Un festival contro i luoghi comuni. Ora scende in campo la Statale

Altro che “secoli bui”. I mille anni che compongono il Medioevo strabordano dai confini di questa definizione sommaria, che finisce per rifletterne un’immagine falsata. Ancora scettici? Provare per ricredersi. L’Università Statale di Milano organizza due giornate dedicate a quest’epoca, tanto maltrattata e stereotipata, quanto ricca e diversificata. Sabato 18 e domenica 19 maggio, dalle 9.30 alle 18.30, avrà luogo il Medioevo di UniMi.

Come nasce l’idea di realizzare un festival sul Medioevo?

"L’idea di dar vita a un grande evento di divulgazione – spiega Rossana Guglielmetti, docente di Letteratura latina medievale e principale organizzatrice – nasce dalla volontà di creare un progetto comune che coinvolgesse i molti studiosi che si occupano di Medioevo nelle sue diverse declinazioni. Fin dall’inizio abbiamo voluto evitare il classico format accademico a favore di un festival interattivo e interdisciplinare. Con spettacoli, video-animazioni, podcast, riproduzioni di attività medievali, i più coraggiosi potranno persino assistere alla simulazione di un’autopsia medievale, possibile grazie alla collaborazione del dipartimento di Medicina della Statale".

Come avete organizzato un evento che arriva a contare ben quaranta attività?

"La partecipazione è stata vastissima. Oltre a noi professori, che siamo circa una trentina e

rappresentiamo sei dipartimenti diversi, è stato fondamentale l’aiuto in fase organizzativa – e lo sarà in fase esecutiva – dei nostri studenti, attuali e no. Questa collaborazione entusiasta e volta a divulgare un sapere sì specialistico, ma non per questo esclusivo riflette l’immagine dell’Università pubblica e fisica che oggi teniamo così tanto a trasmettere. Accanto a varie istituzioni culturali e museali, abbiamo poi ricevuto grande sostegno da parte di enti legati al commercio e all’artigianato del territorio".

Dove si svolgeranno le attività?

"In gran parte nella sede centrale di Via Festa del Perdono. Ma non solo. Sin da principio, desideravamo che l’evento assumesse un carattere ‘diffuso’, in grado di far interagire gli spazi universitari della Ca’ Granda, anch’essi patrimonio culturale della Milano tardo-medievale, con gli spazi cittadini. Ecco perché domenica si terranno attività anche al Castello Sforzesco, al Civico Museo archeologico, alla Biblioteca ambrosiana. Poi, grazie all’aiuto dei volontari del Touring Club, molti luoghi, di solito difficilmente visitabili, saranno aperti in tutta Milano".

A chi si rivolge il festival?

"A tutti, purché siano curiosi di scoprire qualcosa di nuovo sul Medioevo. In realtà, abbiamo anche messo in atto percorsi specifici nelle scuole superiori, in coordinazione con i docenti. Ma, in generale, l’accesso rimane libero: consigliamo solo di visitare il sito perché alcune attività, svolgendosi in luoghi chiusi e a capienza limitata, necessitano, di preferenza, la prenotazione".

Pensate di riproporre, in futuro, un evento simile?

"Ci piacerebbe rendere il Medioevo di UniMi un’attività periodica, con cadenza biennale. Le idee non mancano: per esempio abbiamo già pensato, se riusciremo a dar vita ad altre edizioni dell’evento, di dar spazio alla dimensione del diritto e della giurisprudenza".

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