MONICA GUERCI
Cronaca

Medici di base, a Bollate scatta l’emergenza

A giugno un altro dottore è andato in pensione e i 1.700 pazienti scrivono al sindaco: "Ormai è il caos"

di Monica Guerci

Medici di famiglia sulla strada dell’estinzione anche a Bollate. Lettera aperta dei pazienti del dottor Pasqualini al sindaco affinché intervenga contro il vuoto di assistenza medica di base con cui stanno facendo i conti dall’1 giugno circa 1.700 cittadini. "Da quella data per noi ex assistiti del dottore è iniziato un periodo di incertezza, ancora perdurante, per la ricettazione, la prenotazione e l’esecuzione delle visite", si legge nel documento. Al primo cittadino chiedono "un intervento urgente con l’assessorato al Welfare della Regione Lombardia e con l’Ats locale perché si provveda alla immediata nomina di un dottore di base che sostituisca quello andato in pensione". Conosce molto bene la situazione il sindaco Francesco Vassallo: "Anch’io era un paziente del dottor Pasqualini e anch’io sto vivendo la stessa situazione che stanno vivendo i cittadini". Sul territorio comunale e non solo, il turnover dei medici di base è un problema che prosegue da troppo tempo. Negli ultimi tre anni sono sei i medici di famiglia che hanno appeso il camice al chiodo, circa settemila i pazienti che sono rimasti senza riferimenti. Nello stesso periodo è arrivato un medico di base, a cui da poche settimane si è aggiunta una dottoressa. Troppo poco per poter far fronte a quella che ormai a Bollate sta diventando un’emergenza. La preoccupazione, lo smarrimento delle persone più anziane e dei malati, infatti, si aggravano sempre più in questo periodo terribile di emergenza sanitaria.

Il 24 settembre Vassallo ha inviato per posta certificata al direttore di Ats Milano la richiesta di un incontro urgente per affrontare il tema della cronica mancanza di medici di base che vanno in pensione e non vengono sostituiti: "Una questione che sta creando non poche apprensioni tra i mie concittadini che mi rivolgono una richiesta di aiuto affinché le istituzioni riescano a dialogare con i cittadini attraverso la ricostruzione di un rapporto di fiducia improntato alla certezza che l’assistenza sanitaria di base, soprattutto in questo particolare momento di emergenza pandemica, possa essere garantita con continuità. Risultato? A oggi non ho ricevuto nessuna risposta. La materia è di competenza di Regione Lombardia, quindi Ats. Io posso sollecitare in più direzioni, come ho fatto e come farò, ma trovo solo porte chiuse. Valuterò l’ipotesi di andare a manifestare sotto la sede di Ats a Milano con indosso la fascia tricolore", la chiosa del primo cittadino.