Roberto Maroni
Roberto Maroni

Milano, 5 maggio 2017 - Va avanti secondo il calendario già fissato da mesi il processo in cui Roberto Maroni è imputato, assieme ad altri, per presunte pressioni per far ottenere un viaggio a Tokyo e un contratto a due sue ex collaboratrici. Il Tribunale di Milano ha, infatti, respinto l'istanza, la quarta, di rinvio del dibattimento per legittimo impedimento dovuto a motivi di salute avanzata dall'avvocato Domenico Aiello, difensore del Governatore lombardo e, accogliendo la richiesta del pm Eugenio Fusco, ha aggiornato il dibattimento per il prossimo 18 maggio, giorno in cui dovrebbero essere sentiti gli ultimi testi citati dall'accusa. In questo modo sono stati dati anche i termini al legale nominato d'ufficio per assistere il Presidente della Lombardia al posto di Aiello che, in accordo con il suo assistito, ha ritenuto di non farsi affiancare nemmeno da un collega di studio. 

Il collegio, presieduto da Maria Teresa Guadagnino, dopo circa due ore di camera di consiglio, ha ritenuto che i problemi di salute certificati dall'avvocato Aiello siano un "episodio tipico e ricorrente della patologia in atto" e non abbiano il carattere dell'imprevedibilità. Inoltre ha rilevato che il legale "non ha nominato alcun sostituto per l'odierna udienza", nonostante "avesse l'onere", "adducendo argomentazioni non documentate e comunque inidonee a giustificare l'omessa nomina". Per questo, citando anche il "dovere di leale collaborazione tra le parti e il Tribunale", i giudici hanno respinto l'istanza di rinvio per legittimo impedimento e hanno disposto il rinvio del processo al 18 maggio, lasciando il tempo al legale nominato d'ufficio, Lapo Becattini, di leggere le 'carte' per assicurare un'adeguata difesa a Maroni, in assenza di un intervento del difensore di fiducia o di un sostituto da lui nominato.

Stamane, dopo che ieri l'avv. Aiello aveva presentato una nuova istanza di rinvio per problemi di salute e dopo l'assoluto riposo disposto dai medici e confermato in seguito a una vista fiscale disposta dai giudici, il pm Eugenio Fusco, nell'opporsi, ha sottolineato che "i continui rinvii" del dibattimento, effettivamente bloccato dallo scorso marzo per "il perdurare" della malattia del legale, gioverebbero a Maroni, il quale, se dovesse essere condannato per il reato di induzione indebita prima della fine del suo mandato decadrebbe dalla carica per effetto della Legge Severino.