Marilena Nisi, chi è l’unica artigiana d’Italia che mette la neve nelle palle di vetro

A pochi passi da Porta Venezia l’Istituto Grafico Italiano è un caso unico in Italia: “Prima del Covid tanti di questi lavori li commissionavano in Cina, ora per noi ordini triplicati”

La neve in vetro. Non solo a Natale. Non solo a dicembre. "Sono oggetti richiesti in tutte le stagioni. Abbiamo già ordinazioni per il periodo estivo". Marilena Nisi è la titolare dell’Istituto Grafico Italiano, a pochi passi da Porta Venezia, a Milano. L’azienda, nata nel 1978, produce circa 10.000 snowball all’anno.

Realizzazione delle “palle di neve” all’istituto grafico italiano di Marilena Nisi Milano (Ansa/Davide Canella)
Realizzazione delle “palle di neve” all’istituto grafico italiano di Marilena Nisi Milano (Ansa/Davide Canella)

"Siamo l’unica impresa in Italia a realizzare in modo artigianale questi souvenir. Prima del Covid, le palline di neve in Italia erano per lo più di provenienza cinese. A causa della pandemia, i costi doganali hanno disincentivato le importazioni. Oggi, rispetto agli anni precedenti, le richieste per noi sono triplicate: acquistano soprattutto negozi di souvenir che rivendono questi oggetti".

L’Istituto è nato come stamperia. Da dieci anni, però, si occupa di produrre snowball. "Le dimensioni delle palline sono ridotte – sottolinea Nisi –: hanno un diametro di 4,5 centimetri. Dietro questa scelta ci sono le spese di produzione. Realizzare una singola sfera in modo artigianale ci costerebbe intorno ai 150 euro, per questo lavoriamo a mano su ordini di quantità superiori, per abbattere i costi. Si pensi alla resina. Oltre a essere uno dei componenti dei nostri manufatti, è materia prima della plastica. La situazione geopolitica ha aumentato i costi e le difficoltà nel reperire questo prodotto. Per non parlare del vetro. Spaccarlo per inserire dentro la miniatura è un rischio".

Il processo di realizzazione delle sfere segue fasi specifiche. "Anzitutto, bisogna realizzare i modellini in plastica. Questi devono essere approvati dal cliente che ci commissiona il prodotto. Dopo, con l’uso degli stampini, si ottengono le miniature che saranno posizionate all’interno della pallina. Prima di inserirle nella sfera, bisogna decorarle, a mano: è la fase più creativa della lavorazione, per cui ci avvaliamo anche di collaboratori esterni", svela Debora Bazzoli, socia di Marilena. "Il nostro organico è di circa dieci persone – raccontano –. Non è facile trovare chi voglia impegnarsi in un’attività del genere. Bisogna stare otto ore a curare i dettagli di ogni pallina, serve molta pazienza".

Secondo gli artigiani che lavorano in azienda, però, non occorre essere “artisti” per intraprendere questa professione. "Non ho particolari competenze in ambito creativo ma credo che basti la passione per cimentarsi in quest’avventura. È un mestiere molto rilassante, mi dà soddisfazione", racconta orgogliosa Paola Dell’Orto, mentre dipinge le basi delle sfere. E aggiunge, tra una pennellata e l’altra: "Qui ho ritrovato il valore del tempo. La cura dei particolari esige attenzione e precisione".

Nell’istituto, tra gli artigiani che decorano i souvenir c’è anche una ragazza di 19 anni, assunta da poco. "Ho preso il diploma e poi ho iniziato a lavorare qui. Mi occupo soprattutto, ma non solo, di dettagli piccolissimi che non possono essere realizzati neanche con i pennelli. Utilizzo i pennarelli Uniposca per queste minuzie", sorride Rebecca Bettega. "Non è facile al giorno d’oggi trovare un lavoro che ti permetta di essere creativo. Quando racconto ai miei amici cosa faccio, mi guardano stupiti. Non si pensa che nel 2023 possano esistere realtà del genere. Per certi versi, più che mestieri antichi sembrano nuovi agli occhi degli altri".

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