NICOLA PALMA
Cronaca

Maltempo e danni, viaggio nella Milano devastata dal nubifragio: più di 350 alberi caduti e decine di auto distrutte

La tempesta che ha rovesciato 44 millimetri d’acqua in poco più di dieci minuti. L’epicentro in viale Argonne. La testimonianza: “Gli alberi venivano giù come birilli”

Danni da maltempo sulla città di Milano: un albero crollato su un’auto parcheggiata in via Lorenteggio

Danni da maltempo sulla città di Milano: un albero crollato su un’auto parcheggiata in via Lorenteggio

Milano, 26 luglio 2023 – “Mi sono svegliato e ho visto dalla finestra quello che stava succedendo: gli alberi venivano giù come birilli e si abbattevano sulle macchine parcheggiate”. Franco è uno dei tantissimi milanesi che ieri notte si sono svegliati di soprassalto alle 3.50, spaventati dalla tempesta di acqua che ha rovesciato 44 millimetri d’acqua in poco più di dieci minuti, provocando la caduta di più di 350 alberi e la rottura in 30 punti della rete elettrica aerea che alimenta i mezzi di trasporto pubblico di superficie. Un evento di proporzioni inedite a queste latitudini, che per fortuna, e probabilmente solo perché il nubifragio si è scatenato in piena notte, non ha fatto registrare feriti.

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L’epicentro

La bufera-lampo si è accanita in particolare nelle strade dei quartieri residenziali che fanno da cerniera tra Città Studi e Dateo, lì dove la stazione Arpa di via Juvara ha rilevato raffiche di vento a 104 chilometri orari. Viale Argonne è diventato suo malgrado l’epicentro del disastro. Alle 10, il parterre tirato a lucido non più tardi di otto mesi fa per l’inaugurazione della prima tratta della metropolitana blu è un tappeto di alberi: le folate li hanno spezzati in due o sradicati dalle aiuole.

Molti si sono abbattuti sulle auto parcheggiate lungo il margine sinistro della carreggiata che da piazzale Susa porta verso l’Ortica: una ventina sono da demolire, a stento si notano gli specchietti retrovisori tra rami e foglie. "Mai vista una cosa del genere", spalanca le braccia Jimmy Porter, italo-filippino che da 32 anni presidia la portineria dello stabile al civico 34. Lui come altri si sono riversati in strada a perturbazione terminata, ma non hanno potuto fare altro che contare i danni, ingentissimi e in tanti casi impossibili da riparare. Sei ore dopo, c’è solo silenzio: nonostante ci siano decine di residenti in giro, ben al di là dei nastri della polizia locale che delimitano a spanne la zona rossa, nessuno fiata, come se la rivolta della Natura avesse lasciato tutti muti, a guardare come per la prima volta la strada in cui abitano da sempre.

Polemiche

Di tanto in tanto, il suono dei clacson squarcia la quiete apparente: ci sono code ovunque, le macchine percorrono ardite gimcane tra gli arbusti, coi semafori ko ad amplificare il caos. Qualcuno se la prende coi vigili, maledicendone l’assenza: "Qui non si sono visti...", scuote la testa un commerciante. In realtà, il Comune ha schierato 250 pattuglie (più 40 agenti in centrale operativa), ed è pur vero che diventa difficile rendersi visibili ovunque se quasi nessuna delle 4.297 tra vie, piazze e slarghi di cui si compone la città è esente da un problema da risolvere o da un tratto interrotto o semiostruito. Dal canto suo, il segretario del Csa Orfeo Mastantuono fa sapere che la stragrande maggioranza dei ghisa ha aderito al prolungamento del turno dalla mattina alla sera ("Con lo spirito di chi voleva essere in prima linea a dare una mano"), ma non rinuncia a tirare un paio di frecciate su alcune scelte del Comando, relative ai colleghi “che hanno dovuto fare la scorta a Springsteen verso Monza” e a quelli della banda a cui è stata data la possibilità "di scegliere se fare le prove oppure no".

“Lo trovo veramente assurdo e ridicolo – sintetizza il delegato – in presenza di una catastrofe di queste dimensioni”. Una catastrofe di cui si notano un po’ meno le conseguenze se ci si allontana dal quadrante est, anche se i resti di ciò che è venuto giù sono lì da vedere un po’ dappertutto. In viale Isonzo, la scena è impressionante: diversi metri quadrati di impalcatura edile sono crollati compatti all’incrocio con via Ripamonti. "Fosse successo a quest’ora – ragiona una signora alle 11 – sarebbe stata una strage”.

Summit in prefettura

E invece la valanga di chiamate al centralino dei vigili del fuoco ha riguardato solo verifiche per tetti e coperture di edifici: a metà mattinata, al vertice in videocoferenza convocato in Prefettura, ce n’erano 280 da evadere, di cui 33 "rilevanti"; a dare manforte ai 100 milanesi in azione sono arrivati anche da Genova e Lodi. Ogni quartiere rimanda flash da emergenza. In uno stabile di via delle Forze Armate, sono saltate tutte le finestre esterne dei pianerottoli. In via Lorenteggio, due tronchi chiudono la strada verso piazza Frattini.

In piazzale Selinunte, gli scooter fanno il rally tra due enormi pozze d’acqua all’angolo con via Maratta. Il perimetro esterno dei giardini Montanelli, chiusi per motivi di sicurezza come gli altri parchi recintanti, dà solo un’idea del verde irrimediabilmente perduto: da via Palestro a via Manin, fino a viale Città di Fiume, sono decine le piante ad alto fusto che si sono abbattute sulle cancellate.

Stesso scenario al Sempione. In viale Alemagna, tempio della movida, si fa fatica a passare, con ripercussioni sulla circolazione di Cadorna. In viale Byron non si passa proprio: chi arriva dall’Arco della Pace deve per forza svoltare a destra in via Cesariano e deviare verso Chinatown, anche se qualcuno pensa bene di aggirare l’ostacolo percorrendo contromano la stradina parallela e riemergendo alla fine del curvone dell’Arena Civica. Manovre azzardate nell’afa delle 13, che sembra quasi far dimenticare quello che è successo qualche ora prima. Ci pensa l’ultimo bollettino della Protezione civile a predicare estrema cautela. Altra allerta gialla fino all’alba. Altra notte con il fiato sospeso.

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