GABRIELE MORONI
Cronaca

Lodetti leggenda milanista. La corriera all’alba, i gol le botte, il tradimento. E le sfide al Parco Trenno

Giovanni vinse tutto con la maglia del Diavolo ma perse i Mondiali ’70 "Mi scaricarono alla Samp e non mi chiamò nessuno tranne il Trap. Per me Rocco fu un secondo padre, e che amicizia con Suarez...".

Lodetti leggenda milanista. La corriera all’alba, i gol le botte, il tradimento. E le sfide al Parco Trenno
Lodetti leggenda milanista. La corriera all’alba, i gol le botte, il tradimento. E le sfide al Parco Trenno

Maratoneta. Cursore infaticabile al servizio del genio cristallino di Rivera. Ribattezzato “Baslètta“ dall’immaginifico Gianni Brera per via del mento pronunciato. Due scudetti, due Coppe dei Campioni, una Intercontinentale, una Coppa delle Coppe, una Coppa Italia, tutti vinti da Giovanni Lodetti con il Milan un Campionato europeo con la maglia azzurra.

Partenza da Caselle Lurani, Bassa Lodigiana il 10 agosto del 1942. Primo ingaggio con la Pejo, a Milano, Il proprietario del cartellino è don Giovanni Delle Donne, prevosto di Caselle Lurani. Quando Giovanni lo informa dell’ingaggio, il prete picchia un pugno sul tavolo: "Pe te ho altre idee". L’altra "idea" si chiama Milan. Il prevosto ha trattato con Trapanelli, dirigente del Milan, responsabile delle giovanili. Partenza con la corriera da Caselle Lurani alle sei del mattino, giusto per essere sicuro di arrivare in orario. Provino al campo Scarioni. È il Milan guidato dal tandem Gipo Viani-Nereo Rocco. Ritiro ad Asiago. Convocati i giovani per discutere del contratto. "Sono entrato per ultimo – ricordava Lodetti –. Viani e Rocco erano seduti a un tavolone con un giornale ciascuno e non hanno alzato gli occhi. È passato un quarto d’ora. Alla fine Rocco ha chiesto a Viani se era stato lui a convocarlo. Altro silenzio. Ancora Rocco: ‘Già che el mulo xe qua, sentimo cosa el vol’. Chiedo tre milioni e di entrare nella ‘rosa’ dei titolari. Viani mi ha risposto che la rosa dovevo conquistarmela, che di milioni me ne dava uno ed era già un regalo. Il paròn chiuso la partita: ‘Questo xe giusto, ma femo uno e mezzo, Gipo’. Ho firmato". Una recita. Una straordinaria commedia umana con Viani nel ruolo del capo arcigno e Rocco in quello del burbero benefico.

Debutto in prima squadra a Ferrara contro la Spal, 3 a 0 per il Milan. Primo premio partita: 180mila lire. Per paura che glielo rubino Giovannino fa a piedi dall’Arena al Corvetto e sulla corriera prende posto nell’ultimo sedile per non avere vicino nessuno. Il 17 febbraio 1963 la prima rete in serie A contro il Lanerossi Vicenza.

Nel 1967 Rocco è pertanto a Milan dopo quattro stagioni con il Torino. Si avvia l’epopea dei trionfi su tutti gli scenari. Per Lodetti nove stagioni con Il Diavolo, 288 partite, 26 gol (uno anche con il mento, si narra). La Coppa dei Campioni 1962-‘63, lo Scudetto 1967-‘68, la Coppa Italia 1966-‘66, la Coppa delle Coppe 1967-‘68, la Coppa dei Campioni 1968-‘69, la Coppa Intercontinentale nel 1969. Fermiamoci qui, al 22 ottobre 1969, e alla battaglia contro l’Estudiantes nella Bombonera di Buenos Aires. All’andata il Milan si è imposto 3-0, due reti di Sormani e una di Combin. "Già nei giorni prima della partita si era capito che il clima era assurdo – rievocava Lodetti –. Uscivamo dall’albergo con la polizia, sempre scritti anche quando facevamo le passeggiate che piacevano tanto a Rocco. Siamo entrati in campo portando un bandierone dell’Argentina. Appena i primi di noi sono sbucati dal sottopassaggio, dagli spalti è venuto giù di tutto: getti di caffè bollente, monferdine, scatolette. Ci siamo portati a centrocampo per le foto. Sono arrivati gli argentini. Ognuno portava un pallone. Hanno cominciato a prenderci a pallonate".

Al 30’ segna Rivera, fuga solitaria, scartata la difesa, compreso il portiere Poletti, uno dei picchiatori della serata, che finirà radiato dalla sua Federazione. L’Estudiantes pareggia 8 minuti dopo e al ‘47 va in vantaggio con Aguirre Suarez. Il Milan si difende, stretto attorno alla porta di Cudicini. "Noi correvamo il più possibile cercando di evitare i contatti e soprattutto i colpi. Le abbiamo prese tutti. Non ho mai visto Rivera correre tanto. ‘Sta’ a vedere, pensavo, che mi porta via il posto. Malatrasi è stato il primo a dover essere sostituito. Pierino Prati è stato falciato da un terzino e mentre era a terra il portiere Poletti gli ha sferrato un calcio nella schiena. A Rivera, messo a terra, stava per succedere lo stesso, ma il calcio, di punta, ha centrato il medico del Milan, ‘Gimko’ Monti. A Combin hanno spaccato il naso e dopo la partita l’hanno arrestato per diserzione. Una cosa incredibile. La Coppa era nostra. Si trattava di salvare la pelle. Mentre mi abbracciavo con Fogli mi hanno mollato un pugno nella schiena".

Il 1970, “annus horribilis”. Mondiali in Messico. Anastasi infortunato. Convocati Boninsegna e Prati, Pierino ha una caviglia gonfia ma lo fanno rimanere. A questo c’è da mandare a casa un centrocampista: Lodetti o Furino, l’unico della Juve. "Quando i capi mi hanno convocato per comunicarmi che toccava a me, mi hanno offerto di rimanere ad Acapulco con mia moglie per la durata dei Mondiali. Non dico cosa ho risposto. Ho preso il primo aereo".

Non è finita. "Sono al mare a Forte dei Marmi. Mi cercano al telefono. Era la Rina, la segretaria, molto dispiaciuta. ‘Guarda, c’è qui il presidente Colantuoni. Il Milan ti ha ceduto alla Samp. L’ho saputo così: ceduto in cambio di Benetti. Non mi ha chiamato Rocco, un secondo padre. Non mi ha chiamato Rivera. Nessuno mi ha chiamato tranne il mio amico Trapattoni. Con il Trap eravamo sempre insieme. Rocco ci chiamava le cocorite".

Per uno come lui che ha la maglia rossonera cucita addosso è una mazzata. Gli danno subito la fascia da capitano. Inizia una bella amicizia con Luisito Suarez, altro grande ex, sponda Inter, approdato alla Samp. Al primo ritorno a San Siro marca Rivera. Quattro anni sotto la Lanterna, poi Foggia e Novara. Nel 1978 il ritiro.

Ma può un Giovanni Odetto mettere a riposo piedi e polmoni? E ha così l’occasione per scrivere un altro capitolo della sua leggenda. "Facevo un po’ di footing al parco Trenno. C’era questo gruppo di ragazzi ogni sabato mattina alle 9,30. Mi sono messo dietro la porta. ‘Mi fate giocare?’. Erano in dieci, sotto 4 a 1. Mi hanno fatto entrare. È finita 4 a 4.’Ma sai che sei buono. Come ti chiami?’. Facevo il rappresentante di una ditta di ceramiche di un amico di Vimercate e avevo una maglia con la scritta ‘Ceramica’. ‘Mi chiamo Giovanni Ceramica’. Ho giocato con loro tutti i sabati per due anni . Un giorno è passato un mio conoscente. ‘Ma lo sapete chi è quello lì?’. ‘Sì, è Giovanni Ceramica’. ‘Ma che Ceramica? È Giovanni Lodetti, giocatore del Milan, campione europeo con la Nazionale’ ".

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