Il nuovo skyline di Milano Porta Nuova
Il nuovo skyline di Milano Porta Nuova

Milano, 26 novembre 2019 - Milano, ormai, va al doppio della velocità dell’Italia. Quasi tutti i dati macro-economici lo dimostrano. Ma il sindaco Giuseppe Sala rifiuta l’immagine di una locomotiva Milano che è scattata in avanti lasciando al proprio destino i vagoni trainati finora, cioè il resto dell’Italia, Sud in primis. Il primo cittadino, ieri mattina all’inaugurazione del nuovo campus dell’Università Bocconi, ha detto chiaro e tondo davanti al presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il capoluogo lombardo «rifiuta di immaginarsi come Città-Stato». Un modo per far dimenticare la polemica con il ministro per il Sud Beppe Provenzano, colui che non più tardi di 15 giorni fa ha detto che «Milano attrae ma non restituisce quasi più nulla al Paese». Un polemica archiviata anche da Mattarella: «Milano ha vissuto un nuovo momento di grande dinamismo, così prezioso per tutto il Paese».

Sala, però, non ignora i dati di realtà. E allora, nel suo intervento in Bocconi, il numero uno di Palazzo Marino ricorda che «la Commissione europea, pur approvando la manovra economica, ha sottolineato che l’Italia rimane ultima in Europa per crescita economica». Non solo. Il sindaco aggiunge che il Belpaese è messo male anche sul fronte della crescita demografica e che «sul fronte green siamo particolarmente in affanno: ancora troppe auto, troppa CO2, troppo dissesto idrogeologico». Tre punti su cui Milano, invece, va in controtendenza rispetto all’Italia. Il primo: all’ombra della Madonnina il Pil cresce. Tra il 2014 e il 2018, anche per merito dell’effetto Expo 2015, è aumentato del 9,7%, velocità doppia rispetto a quella italiana (+4,6%). E l’indice di disoccupazione nel 2018 è sceso al 6,4%, mentre quello nazionale è del 10,8%. Non basta. Su 8 mila multinazionali presenti in Italia, 4.300 hanno il loro quartier generale nel capoluogo lombardo e la città ha attratto 13 miliardi di euro di investimenti dall’estero, un terzo del totale nazionale. Secondo punto: a Milano la popolazione è in aumento, poche settimane fa i residenti hanno sfondato quota 1,4 milioni. Terzo punto: nella metropoli del Nord le buone pratiche ecologiche si moltiplicano, anche se non hanno ancora risolto il problema dell’inquinamento.

I dati sono sul tavolo. Ma Sala non si rassegna – si fa per dire – all’immagine di Milano e dell’Italia che corrono a due velocità distinte e distanti: «È vero, il volto del Paese sembra vecchio e stanco, e oggi purtroppo lo è – il suo ragionamento complessivo in Bocconi –. Eppure l’Italia ce la può fare. Lo dico da sindaco di Milano, di una città che rifiuta di immaginarsi come Città-Stato, ma che al contrario vuole mettere la sue esperienza a disposizione. A chiamata, risponderemo». Le ultime parole non sono pronunciate a caso. Perché nel pomeriggio il primo cittadino svela che il ministero dei Trasporti, con una lettera, ha chiesto al Comune di Milano di «convocare il management di Atm (l’Azienda trasporti milanesi, ndr ), per dare una mano all’Atac (l’Azienda trasporti controllata dal Comune di Roma, ndr )». Una «chiamata» che a Sala non dispiace («l’approccio è giustissimo, per dare una mano a livello consulenziale non c’è problema»). Ma il sindaco fa notare che in Italia l’aiuto di una città a un’altra non è così facile: «Gli attuali vincoli (posti sull’operato delle partecipate degli enti locali, ndr ) permettono di farlo solo con un fatturato che non ecceda il 20% di quello che si fa a Milano. Mi sembra un’occasione persa». Insomma, anche quando Milano è pronta a «restituire» – per usare le parole di Provenzano – l’Italia spesso e volentieri non la mette in condizioni di farlo e la spinge a essere Città-Stato. Suo malgrado.