Gli inquinatori di Linate: chi sono i proprietari di jet privati che non hanno versato l’eco-tassa

Somme trattenute ai viaggiatori e mai saldate dalle società controllate dalla Guardia di finanza. il debito ammonta a quasi 4 milioni più le sanzioni

Una veduta dall'alto di Linate (Archivio)

Una veduta dall'alto di Linate (Archivio)

Milano, 27 febbraio 2024 – Un volo Milano-Roma con il jet privato, con “noleggio“ di pilota e personale di bordo, può arrivare a costare 10-15mila euro, con somme che schizzano verso l’alto nel caso di tratte intercontinentali. Le compagnie che offrono servizi di aerotaxi hanno macinato profitti record durante la pandemia, quando lo stop ai voli di linea, la paura dei contagi e le regole sui tamponi hanno fatto impennare la richiesta di trasporti privati, ovviamente per chi se lo può permettere.

L’inchiesta

Un business in crescita, anche in occasione di grandi eventi milanesi come la Fashion Week o il Salone del Mobile, che cela però una maxi-evasione fiscale. Sono 114 le società (solo 3 italiane e le altre 111 straniere, molte con sedi a Malta, in Lussemburgo, o in altri paradisi fiscali) basate all’aeroporto di Linate e finite nel mirino della Guardia di finanza. Dal 2019 al 2023, secondo quanto è emerso dai controlli, non avrebbero versato i "tributi ambientali", finalizzati a tassare servizi come il trasporto aereo privato che generano "un impatto negativo sull’ambiente", ricavando un gettito "destinato alla tutela dell’ecosistema".

Dopo aver acquisito ed esaminato le dichiarazioni uniche dei vettori depositate, e incrociando i dati, le Fiamme gialle hanno rilevato che, a fronte dei quasi 11.000 voli effettuati e di circa 32.000 passeggeri trasportati dal 2019 all’anno scorso, le società non avevano versato l’imposta generando un debito complessivo di 4.909.000 euro, di cui 3.776.000 come imposta dovuta e 1.133.000 come sanzione accessoria. Una tassa il cui importo dipende da parametri come la tratta percorsa e il numero di passeggeri trasportati, ricavando un gettito che viene di solito destinato ad attività per la "tutela dell’ecosistema".

Il sistema aggirato

Per tratte tra 100 e 1.500 chilometri, ad esempio, ogni passeggero dell’aerotaxi deve versare 100 euro. Somma che sale a 200 euro per tragitti superiori a 1.500 chilometri. Mentre per un tragitto sotto i 100 chilometri la tassa è di 10 euro. Il meccanismo prevede che i passeggeri versino l’importo direttamente alla società, che poi a sua volta deve girarlo all’Erario tramite F24. Quest’ultimo passaggio, però, non si sarebbe verificato. Le società titolari dei jet avrebbero incassato i soldi senza versarli a loro volta al Fisco. E il numero delle società coinvolte, tra cui i principali operatori del settore, fa emergere un sistema diffuso e radicato. Alcune società (allo stato i titolari non sono indagati perché gli importi contestati non superano la soglia di punibilità) si sarebbero già mosse per mettersi in regola, versando gli importi richiesti. Un accertamento che porta sotto i riflettori un’attività altamente inquinante, già finita al centro delle proteste degli attivisti per il clima, che in passato avevano anche bloccato lo scalo.

È Linate lo scalo italiano più frequentato dai jet privati in Italia, settimo in Europa, davanti pure all’aeroporto di Amsterdam Schiphol. A livello europeo i jet privati sono aumentati del 64% nell’ultimo anno: il 55% dei voli ha percorso distanze inferiori ai 700 chilometri e il 24% una distanza tra i 250 e i 500 chilometri. Nella lista nera anche tratte italiane e lombarde brevissime. E, intanto, le famiglie che abitano nella zona dello scalo attendono ancora, da decenni, interventi per mitigare l’impatto acustico dell’aeroporto.

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