GABRIELE MORONI
Cronaca

L’eredità di Tullio Barbato: "Ridiamo l’antico splendore al Carnevale ambrosiano"

L’appello del figlio del fondatore di Radio Meneghina scomparso un anno fa "Conserviamo centinaia di costumi e gonfaloni storici, il Comune li recuperi".

Tullio Barbato (al centro) giornalista scrittore fondatore di Radio Meneghina È morto il 10 ottobre del 2023 a 88 anni

Tullio Barbato (al centro) giornalista scrittore fondatore di Radio Meneghina È morto il 10 ottobre del 2023 a 88 anni

Tullio Barbato se n’è andato il 10 ottobre di un anno fa, a 88 anni. Giornalista, scrittore, storico, polemista (soprannominato “Veleno“), conferenziere, nel 1976 aveva fondato Radio Meneghina, al numero 1 di via Monte di Pietà, sede del Circolo Ambrosiano Meneghin e Cecca. Da lì, per mezzo secolo, era uscita la sua voce di uomo innamorato di Milano e della milanesità, preceduta da consueto saluto: "Ciao ciao a tutti".

"Mio padre - dice il figlio Luca - ha lasciato un immenso patrimonio culturale che la città dovrebbe salvare: oltre all’archivio audio della radio, le memorie sul dopoguerra, sulle tradizioni dialettali, sulla vita politica di quattro amministrazioni che solo il decano dei cronisti municipali aveva vissuto. In attesa di un monumento, magari sul ‘suo’ Monte Stella, in attesa del Famedio, sarebbe bello che venisse ripristinato uno dei suoi desideri: ridare vita al Carnevale ambrosiano. Era lui a indicare i personaggi che, di volta in volta, avrebbero interpretato Meneghin e Cecca: Luciano Beretta, Wilma De Angelis, Gianni Magni, Piero Mazzarella, Betty e Roberto Brivio, Nino Rossi, Roberto Marelli, fino a Gianni Ferri, l’ultimo Meneghino. Per molti anni veniva organizzata una settimana di eventi, che culminavano nel corteo finale, con il Gruppo Storico Città di Milano, che aveva sede al Circolo Ambrosiano Meneghin e Cecca. Lì si conservavano centinaia di costumi storici e i gonfaloni delle porte di Milano, che papà fece sfilare in altre città, compreso il Carnevale di Viareggio, anche in collaborazione con il Gruppo Manzoniano. Sarebbe opportuno che il Comune recuperasse costumi e gonfaloni".

Barbato, nel giornalismo aveva fatto di tutto, dal “trombettiere“ al direttore, ma era stato anche corrispondente, redattore, inviato speciale, capace di spaziare dalla cronaca allo sport, dall’economia agli spettacoli, dagli interni agli esteri. Per molti anni al Messaggero, all’Agenzia Italia, al Secolo XIX, alla Notte, con i passaggi al Giorno e al Corriere della Sera, oltre alle collaborazioni con una ventina di altri giornali e televisioni. Era impegnato con Fiera Milano e Italia 90. Era stato tra i soci fondatori del festival Milano canta, del Nuovo Circolo Ambrosiano, della Consulta Sforzesca e della Consulta Lombarda. Nel 2016 la sua città lo aveva premiato con la benemerenza civica. Nei suoi libri aveva spaziato dalle ricostruzioni di guerra alla storia dell’industria, dalle canzoni alla cucina, sempre con l’occhio e il cuore a Milano, come “Per una storia di Meneghin e Cecca“ e “Ombre sulla città“, straordinaria cavalcata dalla mala della ’ligera’ ai tempi di Epaminonda, Turatello, Vallanzasca, fino all’esplosione della violenza politica.