L’era delle dimissioni Il 44% vuole lasciare anche tra i “boomer“ "Cerchiamo la felicità"

Il 56% è soddisfatto ma cresce la quota di chi punta a una svolta radicale. Le aziende corrono ai ripari: investimenti sul welfare per trattenere risorse.

L’era delle dimissioni  Il 44% vuole lasciare  anche tra i “boomer“  "Cerchiamo la felicità"

L’era delle dimissioni Il 44% vuole lasciare anche tra i “boomer“ "Cerchiamo la felicità"

di Andrea Gianni

Non tanto una fuga dal lavoro, ma piuttosto una grande mobilità alla ricerca di condizioni migliori, e di una migliore conciliazione con la vita privata. Fenomeno trasversale alle generazioni, che non riguarda solo i più giovani ma anche i baby boomer, vicini all’età della pensione. Le “grandi dimissioni“ in salsa milanese sono fotografate dalla terza ricerca dell’Osservatorio BenEssere Felicità presentata ieri nella sede di Confcommercio. Il 44% degli italiani intervistati nel 2023 si dichiara "propenso a cambiare lavoro nel breve periodo". Una percentuale in aumento rispetto al 38,5% registrato nella rilevazione dell’anno scorso. Il 56% dei 1106 intervistati nel 2023 resta invece soddisfatto del proprio lavoro, con la previsione di una ulteriore crescita indice di un assestamento dopo il terremoto provocato dalla pandemia in diversi settori.

"La pandemia ha modificato il mondo del lavoro – spiega l’assessora alle Politiche del lavoro del Comune di Milano, Alessia Cappello – e non si può tornare indietro. La grande opportunità che abbiamo in questo momento è costruire un mondo del lavoro più inclusivo e sostenibile, che è uno degli obiettivi del nostro Patto per il lavoro. Per trattenere le risorse le aziende stanno puntando molto sul welfare, e lo smart working sta giocando un ruolo cruciale". Aspetti che assumono un peso sempre maggiore anche all’interno delle trattative sindacali. "La trasformazione digitale e l’accelerazione tecnologica – sottolinea il segretario generale di Confcommercio Milano, Marco Barbieri – hanno ridefinito i modelli tradizionali di lavoro creando nuove opportunità e sfide. Le persone oggi cercano sempre più autonomia e flessibilità nella gestione del proprio tempo". La spinta verso lo smart working, divenuto strutturale nella maggior parte delle grosse aziende, da uno fino a tre giorni alla settimana, "non deve però tralasciare l’importanza delle relazioni informali fra lavoratore e datore di lavoro, che possono nascere anche durante la pausa caffè". E vanno considerate anche le ripercussioni sull’indotto, visto che il 25% del fatturato di un pubblico esercizio è dato dalla pausa pranzo e Milano accoglie fino a 800mila pendolari al giorno. Tornando alla ricerca, con i dati del Barometro della felicità 2023 in collaborazione con radio LifeGate, tra coloro che si dichiarano aperti a cambiare impiego emergono, oltre ad esigenze di miglioramento economico, anche aspettative come la soddisfazione dei bisogni, la valorizzazione delle capacità individuali e la percezione che il lavoro possa dare un senso alla loro vita.

Tra gli aspetti più rilevanti nella scelta del posto di lavoro, secondo i dati 2023, al primo posto c’è l’essere apprezzato-stimato che tocca il 44,7%, l’amore per il proprio lavoro che raggiunge il 37,8%, al terzo posto l’essere "stimolato alla crescita". Lo stipendio ha il suo peso, ma non è tutto. Il 22,2% degli intervistati si dichiara "poco o per nulla soddisfatto" del proprio compenso. Il 23,3% è invece soddisfatto, mentre la maggior parte degli intervistati si colloca in “limbo“. Scenario simile anche per il capitolo "opportunità di carrierasviluppo", dove la quota degli insoddisfatti è del 28,2%. "i lavoratori hanno preso ancora maggiore consapevolezza della necessità di un cambiamento – sottolinea Elisabetta Dallavalle, presidente dell’Associazione Ricerca Felicità – e i nostri dati dimostrano che vi è l’urgenza di rendersene conto mettendo in atto azioni concrete in grado di generare maggiore benessere".