Le circolari sulla mensa: "Si dialoga con le famiglie"

Sconsigliato saltare i pasti per i più piccoli, ma accorgimenti nel rispetto di tutti

A sette anni aveva chiesto di poter digiunare per il Ramadan. Il maestro e il papà si sono confrontati e lo hanno convinto: "Sono ancora troppo piccolo". C’è chi esce per pranzo e rientra alle 14.30, in alcune scuole è stato trovato uno spazio ad hoc per potere restare. "Sono i Consigli di Istituto, sulla base delle esigenze sottoposte dalle famiglie, a trovare indicazioni di buon senso, nel rispetto di tutti", spiega Antonella Caleffi, preside del comprensivo Bottego, a Crescenzago. Qui il 70% degli alunni ha origini straniere, il Paese più rappresentato è l’Egitto ed è aumentata la presenza dal Bangladesh. "Abbiamo previsto la possibilità di esonerare dal pasto chi ne fa richiesta durante il Ramadan – continua Caleffi –. Quest’anno sono una trentina. Come scuola non possiamo lasciare a digiuno nessuno, le raccomandazioni fornite dall’Associazione degli Imam in Italia invitano i genitori a non mettere in difficoltà i figli chiedendo di digiunare, ma le famiglie possono valutare caso per caso e decidere come comportarsi venendo a prendere i bambini a scuola alle 12,30 e riportandoli dopo pranzo. Sono puntualissimi, non ci sono state polemiche, si sono organizzati tra loro per gli spostamenti. La scuola non entra nel merito delle scelte religiose, ma assicura i diritti di tutti".

"Gran parte delle scuole di Milano hanno una presenza elevata di bambini con genitori stranieri - ricorda Paolo Limonta, che insegna al comprensivo del parco Trotter ed è stato assessore all’Educazione in Comune –. In merito al Ramadan, i genitori hanno il diritto di scegliere se fare osservare ai propri figli il digiuno o meno, nessuno può sindacare. Spesso sono i figli a chiederlo. La sollecitazione che viene dalle scuole nei confronti dei genitori è che questa osservanza non coinvolga i bambini troppo piccoli. È fondamentale il confronto con le famiglie". Nella sua classe ci sono cinque bimbi che vivono in famiglie di origini musulmane, solo uno di loro aveva manifestato la volontà di osservare il Ramadan a scuola. "Abbiamo organizzato un incontro tra insegnanti e genitori e, insieme, abbiamo convenuto che fosse troppo piccolo: otto ore a scuola senza mangiare sono tante – continua Limonta –. Molte famiglie decidono di fare osservare il Ramadan il sabato e la domenica". All’istituto Francesco Cappelli una circolare consente differenti alternative: si può uscire per il pranzo, rientrando alle 13.30 per non saltare l’intervallo, o restare a scuola "con accorgimenti che salvaguardino la loro volontà". Spesso le mamme che vanno a prendere i bambini restano nel parco con loro a chiacchierare e la classe li va a riprendere appena ultimato il pranzo. "La gestione del Ramadan è un elemento importantissimo in una scuola multiculturale che considera le differenze come ricchezza e non le stigmatizza – conclude Limonta –. Sono d’accordo anche con il preside di Pioltello. Quest’anno il giorno della fine del Ramadan è il giorno del nostro rientro a scuola dopo la Pasqua. Bene allungare di un giorno: è un momento di festa, spesso i bimbi musulmani non vengono a scuola e ci mandano le foto con i vestiti tradizionali. Al Trotter non ci avevamo pensato ma ne parlerò con il dirigente. Chi non vive la scuola e non la conosce eviti di pontificare".

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