ANDREA GIANNI
Cronaca

Crisi dei lavoratori dello sport, come vive un maestro di nuoto: “Ogni giorno è una corsa”

Lavora per sei committenti e a sua volta ha fondato una società sportiva. “Dalla riforma nessun compenso minimo, così restano paghe di 6 euro l’ora”

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Riccardo Pennati osserva il mondo del lavoro nel settore dello sport in una triplice veste: istruttore di nuoto a partita Iva, specializzato nel lavoro con i ragazzi con disabilità mentali, titolare di una società sportiva e responsabile lombardo nuoto per la Fisdir, la Federazione Italiana Sport Paralimpici degli Intellettivo Relazionali. In tasca una laurea in Urbanistica, con specializzazione nella progettazione di piscine, e scelte di vita che vent’anni fa lo hanno portato a seguire la sua passione.

Riccardo, come è cambiata la sua condizione con la riforma del lavoro sportivo?

"In precedenza ero inquadrato come collaboratore sportivo dilettantistico, ora ho deciso di aprire la partita Iva sportiva, con le agevolazioni inserite nel decreto. Le retribuzioni, però, non sono cambiate. La pandemia, che ha fermato palestre, piscine e altri impianti sportivi, ha alzato il velo sui problemi di un settore che necessita di un riordino e di regole chiare. Dopo questa riforma restano ancora tante incognite e nodi da sciogliere, e a mio avviso non c’è stata neanche una corretta campagna informativa sui contenuti e sulle novità".

Su quale fronte bisognerebbe intervenire?

"La grande pecca è stata quella di non prevedere un compenso minimo, una soglia di retribuzione sotto la quale non si può scendere. In questo modo le persone continuano a lavorare anche per compensi orari di sei euro lordi. Poi c’è il problema del volontariato e del lavoro gratuito".

Con il suo lavoro da istruttore quanto riesce a guadagnare alla fine del mese?

"Più o meno 1300-1400 euro, lavorando per sei società diverse e facendo la spola tra Milano, Cinisello Balsamo e Monza. In parallelo porto avanti anche la mia società sportiva, il Gruppo Nuoto Zenith di Monza, con collaboratori a loro volta inquadrati a partita Iva o come co.co.co. Ho 42 anni e faccio questo lavoro da 20: ho trasformato quello che per era un hobby, il nuoto, in un lavoro a tempo pieno, specializzandomi nelle attività sportive per ragazzi con disabilità mentale".

C’è il conto alla rovescia verso le Olimpiadi invernali del 2026, che porteranno alla ribalta il mondo dello sport.

"Dietro lo show, le performance dei grandi campioni, c’è un mondo di lavoratori poveri e di piccole società che svolgono il ruolo fondamentale di avvicinare i giovani allo sport. E, magari, capita anche di scoprire e coltivare talenti. Il grande evento deve portare a un benessere reale per i cittadini e a un miglioramento delle condizioni di lavoro, altrimenti sarà l’ennesima occasione persa".