
Proposta di legge promossa dal Comitato Liberi Subito con più di 8mila firme
Più di cinquanta giuristi – tra i quali anche esperti di diritto costituzionale – hanno sottoscritto un appello al presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, e a tutti i consiglieri lombardi perché si riaffermi il potere della stessa Regione di legiferare sul suicidio medicalmente assistito. Un appello di segno opposto alle conclusioni alle quali sono giunte, solo una settimana fa, le Commissioni Affari Istituzionali e Sanità del Consiglio regionale, deputate ad analizzare in via preliminare il progetto di legge di iniziativa popolare sul Fine Vita. La seduta congiunta del 30 ottobre si è infatti conclusa con l’approvazione di una relazione (presentata dalla maggioranza di centrodestra) che esclude la competenza regionale sul tema, delegandola ad una legge statale che al momento non c’è, e facendo tramontare ogni possibilità di un dibattito sul merito della legge. Da qui l’appello dei giuristi, tra i quali Vladimiro Zagrebelsky, già giudice della Corte europea dei diritti dell’uomo, Tullio Padovani, accademico dei Lincei e docente di diritto penale, Roberto Bin, professore emerito di Diritto costituzionale, Giacomo D’Amico, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Messina e Corrado Caruso, professore ordinario di Diritto costituzionale all’Università di Bologna.
"Questa nostra lettera – scrivono i firmatari nel loro appello – è rivolta a voi in termini strettamente giuridici. La sentenza della Corte costituzionale, la cui portata è equivalente a quella di una legge, nel depenalizzare in determinate circostanze l’aiuto medico alla morte volontaria, ha posto in capo al Servizio Sanitario Nazionale la responsabilità di attuarne i contenuti. Alla luce della perdurante inerzia del Parlamento nazionale, il valore normativo delle coordinate poste dalla sentenza della Corte 242 del 2019 – che non lascia un vuoto ma introduce nell’ordinamento una trama di principi e coordinate, chiamati a disciplinare il suicidio medicalmente assistito – integrano, quindi, la cornice normativa che legittima l’azione regionale nell’ambito di una competenza, quella della tutela della salute, che la Costituzione affida espressamente anche alle Regioni".
"Per questo – proseguono i giuristi nella loro lettera – e in forza delle specifiche competenze regionali in materia di organizzazione sanitaria, la Regione può stabilire le procedure e i tempi attraverso cui rendere effettiva la decisione della Consulta. Dichiarando invece la propria incompetenza sul merito della proposta di legge 56, la Regione rinuncerebbe di fatto a prerogative fondamentali attribuitele dalla nostra Carta Costituzionale, sottraendosi così alla responsabilità di fornire risposte tanto ai pazienti quanto agli operatori sanitari. È una responsabilità che si fa ancora più pregnante, data la delicatezza e l’importanza del tema, che tocca direttamente la dignità e l’autodeterminazione delle persone. Si eviterebbe inoltre il rischio, già oggi presente, di lasciare alle disomogenee prassi delle amministrazioni sanitarie locali e dei tribunali di merito l’applicazione di nuovi diritti, formalmente vigenti ma non pienamente garantiti. Ci appelliamo, dunque, a voi affinché non consideriate questa materia come estranea alla competenza regionale e vi pronunciate nel merito della proposta".