La sfida del rettore: "La concorrenza sleale degli atenei telematici e il demone del sofà"

Canova: per aprire corsi e assumere non valgono le stesse regole "Il mio lascito? Studenti al centro, non le carriere dei docenti".

La sfida del rettore: "La concorrenza sleale degli atenei telematici e il demone del sofà"

La sfida del rettore: "La concorrenza sleale degli atenei telematici e il demone del sofà"

"Lasciamo che siano le telematiche a lanciare messaggi devastanti e irresponsabili come quello secondo cui ci si potrebbe laureare stando comodamente sdraiati dal divano di casa. Sdraiati sul divano non si va da nessuna parte. E lo studio non è mai comodo". Gianni Canova apre il suo ultimo anno da rettore della Iulm con una sfida forte e chiara e una parola: "Avventura". Ogni anno la sua comunità accademica ne sceglie una, attorno alla quale lavorare. Quest’anno tocca a lui: "Avventura come attenzione perenne a ciò che sta per accadere. Ma anche come idea di formazione".

Quale?

"Gli studenti non sono vasi da riempire, dentro cui riversare meccanicamente slide predefinite o lezioni preregistrate che non prevedono possibilità di interazione, di discussione, di elaborazione viva e continua del sapere. Lo studio è fatica, sudore, impegno, rigore. Poi è anche incanto, appagamento, soddisfazione, autorealizzazione. Ma le raggiungi con l’impegno. Investendo su te stesso. Anche mettendoti a rischio. Altro che comodamente sdraiati sul sofà".

Il riferimento alle università telematiche, che stanno raccogliendo sempre più iscritti, è chiaro. Qual è la sfida?

"Partiamo da un tema: concorrenza sleale. Il mercato fa la differenza ma se si gioca con le stesse regole, alla pari. E al momento non è così. Un esempio? Abbiamo annunciato due nuovi corsi in Marketing e in Fashion Communication. Per aprirli dobbiamo assumere con un concorso pubblico 12 professori a tempo indeterminato, che entrano nell’organico a vita anche se a quei corsi non si iscrivesse nessuno. Le telematiche possono fare quello che vogliono. Io chiedo concorrenza leale: o obbligate loro ad avere docenti o liberate anche noi da vincoli. Ma non è solo questo il punto".

La presenza?

"L’interazione tra studenti e docenti. Nel caso delle telematiche molte lezioni non sono sincrone: i docenti registrano, postano e si ascolta quando si vuole. Sul sofà o addirittura dal parrucchiere. È libertà? Si sviluppa il pensiero critico?".

Ha parlato di “demone della facilità“ da frenare.

"Sì, è quello che ti lusinga facendoti credere che puoi ottenere tutto senza sforzo, senza impegno, senza fatica. Senza mai incontrare nulla che ti disturbi, che ti metta alla prova, che ti impegni a fare i conti con te stesso. Noi coltiviamo un’altra idea: l’università è avventura del sapere".

Altro tema: Milano rischia di non attrarre più?

"Credo ci sia una narrazione troppo faziosa nell’accentuare gli aspetti negativi della città rispetto a quelli positivi. Capisco lo si faccia per vincere le elezioni, ma poi ci si ritrova a governare con le macerie se distruggiamo l’immagine di Milano. Va difesa. Questo non vuol dire nascondere che ci siano problemi di sicurezza, mettere la testa sotto la sabbia come lo struzzo. Ma attenzione alle narrazioni che mettiamo in campo".

Ci sono già i primi effetti collaterali?

"Ci sono famiglie che scrivono in rettorato dalla Puglia, dalla Sicilia o dall’estero: vorrebbero iscrivere i figli ma hanno paura che Milano sia peggio di Las Vegas. Ho una figlia anch’io. Non è così".

Qual è il lascito più grande alla sua università?

"La centralità dello studente: le università non son fatte per le carriere dei professori. Credo di essere riuscito a passare il messaggio nel 50% dei colleghi o forse di più. Percorriamo l’idea di università fucina di idee e creatività, aperta alla città. Va in questa direzione Iulm for the city: le lezioni aperte alla città sono sempre piene di milanesi, che dialogano insieme".

Simona Ballatore

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