La pista olimpica di bob. C’è l’offerta di Pizzarotti per l’impianto a Cortina. Ma resta il nodo del Cio

Il progetto prevede 625 giorni di lavori e un costo di 81,6 milioni di euro. Il 30 gennaio la scelta della Fondazione. Bach preferisce l’impianto all’estero.

La pista olimpica di bob. C’è l’offerta di Pizzarotti per l’impianto a Cortina. Ma resta il nodo del Cio

La pista olimpica di bob. C’è l’offerta di Pizzarotti per l’impianto a Cortina. Ma resta il nodo del Cio

Mingoia

Un’offerta per realizzare la pista a Cortina è stata presentata, è dell’impresa Pizzarotti e potrebbe consentire di mantenere in Italia le gare di bob, slittino e skeleton alle Olimpiadi Milano-Cortina del 2026. Il bando lanciato da Simico, la Spa che si occupa delle infrastrutture per i Giochi invernali, si è chiuso ieri alle 12 e ha registrato una fumata bianca. A dare la notizia, con un colpo di scena alla fine di una conferenza stampa su un altro tema, è Luca Zaia. Il presidente della Regione Veneto guarda il suo smartphone e legge un messaggio che gli appena arrivato: "Sembra che sia arrivata un’offerta, ma devo verificare la mia fonte". La fonte è attendibile, l’offerta – secondo autorevoli indiscrezioni – è della Pizzarotti, l’azienda, con sede a Parma, tra le principali del settore edile italiano ed europeo che operano nella progettazione e costruzione di grandi opere civili e infrastrutturali.

Il presidente della Fondazione olimpica e del Coni Giovanni Malagò si aspettava un’offerta concreta, nero su bianco, per provare a mettere in discussione la scelta preferita dal Comitato olimpico internazionale: far traslocare le gare di bob, slittino e skeleton del 2026 all’estero, in una pista già esistente, azzerando le spese per la realizzazione di un impianto in Italia. Uno scenario che al Governo non piace per niente. In particolare il governatore leghista Zaia e ministro delle Infrastrutture e leader del Carroccio Matteo Salvini spingono per realizzare la pista a Cortina. Da qui il bando lanciato da Simico e l’offerta arrivata ieri.

Il costo del progetto per il nuovo impianto ammonta a 81,6 milioni di euro (non è ancora noto se Pizzarotti ha presentato un’offerta al ribasso), la stessa spesa prevista nella prima gara. Rispetto al precedente bando, però, i tempi di realizzazione scendono da 807 a 625 giorni e il progetto è stato riveduto e corretto per provare a far finire tutti i lavori in tempo per i Giochi del 2026: non è più previsto il bar-ristorante del bob, è stata eliminata una parte della gradinata, sono stati stralciati i parcheggi sotterranei. Pizzarotti dovrà concentrarsi sulla realizzazione della nuova pista (il primo lotto dei lavori, già eseguito, prevedeva la demolizione della precedente pista “Eugenio Monti“, ormai inutilizzabile. Costo: 5 milioni di euro). In caso di via libera al progetto di Cortina, la successiva verifica dei lavori – un determinante paletto intermedio – è fissato il 15 marzo 2025: per quella data, la nuova pista dovrebbe essere pronta. Già, ma Fondazione olimpica Milano-Cortina e Cio diranno sì o no alla realizzazione della pista a Cortina o – l’altra soluzione all’interno degli italici confini – a Cesana Torinese, dove la Regione Piemonte punta a ristrutturare la pista utilizzata per le Olimpiadi 2006? La domanda resta ancora senza risposta. Mercoledì Malagò, sul nodo della pista da bob, ha preso tempo: "Noi siamo solo spettatori interessati per verificare se rispetto al progetto iniziale ci sia la disponibilità di un’azienda per realizzare l’opera. Verificati gli elementi di garanzia, a quel punto si proverà ad andare al Cio per capire cosa si potrà riuscire a fare".

Il presidente della Fondazione olimpica ha aggiunto che se dal bando fosse emersa almeno un’azienda interessata a realizzare la pista, allora la tabella di marcia per la decisione finale avrebbe previsto due appuntamenti-chiave: "Il 22 gennaio l’assemblea dei fondatori, il 30 il cda della Fondazione. Se il cda approva (il progetto di Cortina, ndr), a quel punto sarà mio onore e onere andare al Cio per verificare la decisione presa a Mumbai". Va ricordato infatti che lo scorso ottobre, in India, il Cio, per bocca del presidente Thomas Bach, aveva spinto per la localizzazione fuori dall’Italia della pista di bob per il 2026 ("in una fase così avanzata devono essere prese in considerazione solo le piste esistenti e già operative"). Subito dopo si sono fatti avanti quattro Paesi: Stati Uniti (Lake Placid), Germania (ci sono tre impianti), Austria (Innsbruck) e Svizzera (St. Moritz). L’ultima parola sulla pista di bob, però, non è stata ancora scritta. La conclusione della vicenda, dopo i passaggi del 22 e 30 gennaio – secondo il cronoprogramma indicato da Malagò – avverrà "tra il 30 gennaio e il 6 febbraio. Serve comunque il visto delle Federazioni internazionali, quella di Ferriani per bob e skeleton e quella dello slittino".

Le reazioni politiche dopo l’offerta di Pizzarotti per realizzare l’impianto a Cortina, intanto, non si fanno attendere. Il ministro Salvini, parlando di infrastrutture olimpiche, afferma che "ci sarà bisogno di lavorare su tre turni altrimenti i cantieri non vanno avanti. Occorre un confronto con le aziende e coi sindacati, e non sempre è facile. Ma io conto di risolverlo". La senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Aurora Floridia è scettica: "Ci auguriamo che il presidente del Veneto, Luca Zaia non confonda la pista da bob con i Lego. La storia della pista da bob per i Giochi olimpici invernali Milano-Cortina è iniziata male e finirà peggio, perché gli unici valori che guidano il Governo in questa scelta sono l’onore e l’orgoglio di facciata, alle spese di altri".

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