La morte di Amante. Dal sequestro Rancilio alla droga delle ’ndrine fino all’ultimo arresto

La notizia della scomparsa a luglio in una sentenza della Cassazione. Il legame con i calabresi di Buccinasco e la stagione dei rapimenti. Le manette nel 2019 con la coca nell’airbag e il blitz "Miracolo 2".

La morte di Amante. Dal sequestro Rancilio alla droga delle ’ndrine fino all’ultimo arresto
La morte di Amante. Dal sequestro Rancilio alla droga delle ’ndrine fino all’ultimo arresto

di NicolaPalma

"Per quanto riguarda il ricorso di Amante, deve registrarsi che, come comunicato dalla Questura di Milano, l’imputato Pietro Amante risulta deceduto il 4 luglio 2023, sicché nei suoi confronti la sentenza va annullata senza rinvio perché il reato è estinto per morte dell’imputato". È da queste poche righe, inserite in una sentenza della Cassazione pubblicata pochi giorni fa per uno dei rivoli processuali dell’operazione dell’Antimafia "Miracolo 2", che si apprende della scomparsa di uno dei broker della droga storicamente più influenti dell’intero Nord Italia, ritenuto vicinissimo ai clan di Corsico e Buccinasco e coinvolto nelle indagini sulla stagione dei sequestri di persona tra Milano e hinterland, fino all’ultimo arresto di due anni fa. Una sorta di romanzo criminale che racconta tappa per tappa l’ultimo mezzo secolo della malavita in salsa meneghina.

Il legame con la ’ndrangheta

A cavallo tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta, come emerge dagli atti dell’inchiesta Nord-Sud, Amante, nato a Messina il 2 agosto del 1948, fa già parte del gruppo guidato da Francesco Sergi: in quella banda, secondo le rivelazioni del collaboratore di giustizia Savero Morabito, ci sono pure il fratello Antonino e il nipote Giovanni.

I rapimenti

I verbali di Morabito tirano in ballo Amante nella stagione dei sequestri di persona come componente del gruppo dei "platioti" Barbaro e Papalia. In particolare, il "pentito" lo colloca sulla rampa d’accesso al box di piazzale Negrelli dove verrà inizialmente recluso Angelo Galli dopo il sequestro dell’8 maggio 1977 (verrà rilasciato più di due mesi dopo). Il 2 ottobre 1978, viene rapito a Cesano Boscone l’architetto Augusto Rancilio, secondogenito del costruttore Gervaso e fratello di Fiorenza (uccisa il 13 dicembre scorso nell’attico di via Crocefisso 6 dal figlio Guido): il "Francesino" non tornerà mai a casa, assassinato dai suoi carcerieri "tra Castellace e Oppido Mamertina", in Aspromonte. Amante, per l’accusa, era sull’auto sulla quale fu caricato Rancilio per essere trasportato a Buccinasco e da lì in una cascina di San Giorgio su Legnano. Il 5 febbraio 1979 tocca a Evelina Cattaneo: Amante, sosterranno i pm, partecipa agli incontri per pianificare il raid e alle fasi del ritiro del riscatto con Agostino Catanzariti e Francesco Trimboli.

Le manette in Sardegna

Tre anni dopo, "zio Piero", il nipote Giovanni e il complice Santo Lanzo vengono arrestati a Cagliari: gli accertamenti investigativi fotografano l’esistenza di un’organizzazione finalizzata al trasporto di droga sulle coste della Sardegna (almeno quattro partite di eroina di peso variabile tra 50 e 200 grammi e 26 chili di hashish); accuse che costeranno a "zio Piero" una condanna in Appello a 12 anni di reclusione. Nel 1989 arriva la semilibertà, ma le cose nel frattempo sono cambiate: sempre stando a quanto riferito da Morabito, Sergi, che pure durante la detenzione non ha mai fatto mancare l’appoggio economico ai due Amante detenuti, decide di non farli rientrare nel gruppo. A quel punto, Pietro, all’epoca quarantunenne, si mette in proprio con il nipote e con Francesco Nizzola, provocando un inevitabile calo del volume d’affari per gli avversari.

L’attentato mai eseguito

È in questo contesto che maturerà il progetto di eliminare "zio Piero" e nipote, con tanto di killer venuti su dalla Calabria dopo via libera da San Luca. Il piano va a monte: nella prima occasione, il messinese nota i due sicari ai tavolini di una pizzeria sotto casa della madre e riesce a sventare l’attentato al nipote appena uscito dal portone; nella seconda, uno degli aggressori entra nel bar Tip Tap, ma c’è solo Amante senior che sta giocando a carte e decide di non agire perché manca l’altro bersaglio. Nel mirino finisce pure Nizzola, ma il tentativo di ucciderlo in un garage fallisce. Così tutto tramonta: la situazione tra i rivali verrà ricomposta in alcuni incontri a cui parteciperanno come mediatori i siciliani Antonino Zacco detto "il Sommelier" e Luigi Bonanno. Zacco e Amante verranno immortalati insieme nel 1989 anche dai carabinieri nell’ambito della maxi operazione "Duomo Connection".

L’arresto nel 2019

Il nome di Amante torna nelle pagine di cronaca il 9 dicembre 2019, quando i poliziotti della Squadra mobile, coordinati dal dirigente Marco Calì, lo arrestano a Buccinasco dopo averne monitorato per giorni i movimenti. Quel giorno, gli agenti in borghese dell’Antidroga vedono scendere il settantunenne da una Fiat Multipla e avvicinarsi a una Ford Focus parcheggiata nella strada in cui abita: in tasca tiene due pacchetti di cocaina per un peso complessivo di 120 grammi e un piccolo telecomando che apre il vano airbag della Focus; nell’imbosco, i segugi di via Fatebenefratelli ci trovano dodici involucri con altri 971 grammi di "bianca". La perquisizione prosegue nell’appartamento in cui vive il messinese: lì vengono trovati 1.100 euro e tre "pizzini" con nomi e numeri di telefono dei clienti. Nel 2020, Amante prende 6 anni in abbreviato, con sentenza confermata dalla Cassazione un anno dopo: nelle motivazioni che bocciano il ricorso del suo avvocato contro la contestazione della recidiva, i giudici riepilogano il curriculum di "zio Piero", che annovera condanne per associazione a delinquere (1982), indagini su sequestri a scopo di estorsione (2000) e stupefacenti (1984 e 2004). Nel frattempo, Dda e Mobile chiudono le indagini: il blitz sotto casa Amante non era che una tappa intermedia dell’operazione "Miracolo 2", che il 23 febbraio 2021 porta all’arresto di 37 persone e allo smantellamento di due bande di narcotrafficanti attive nello smercio all’ingrosso di cocaina e hashish.

Il verdetto annullato

Nel 2022, arriva un’altra condanna: in Appello gli vengono affibbiati 7 anni e 11 mesi di reclusione. Il legale fa ricorso alla Suprema Corte, che però deve prendere atto della morte dell’imputato e annullare la sentenza: Pietro Amante è deceduto il 4 luglio 2023, ventinove giorni prima di compiere 75 anni.

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