La laurea a Segre. Il coraggio di Liliana più forte dell’odio: "Basta indifferenza"

Diploma magistrale honoris causa in Scienze storiche dalla Statale. Con la promessa di 700 studenti e prof: "L’oblio non vincerà".

La laurea a Segre. Il coraggio di Liliana più forte dell’odio: "Basta indifferenza"
La laurea a Segre. Il coraggio di Liliana più forte dell’odio: "Basta indifferenza"

"Per trent’anni sono andata nelle scuole, nelle università, nelle parrocchie, ma so che non ho mai detto tutto. Perché non si può. Non c’è vocabolario così ricco, in cui ci siano le parole per dire fino in fondo tutta la verità. Ho letto Primo Levi e tanti che hanno scritto del lager molto bene, ma l’essenza più profonda degli assassini non l’ho trovata mai in nessuno". A dirlo è la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta al campo di sterminio di Auschwitz. A lei l’università Statale di Milano ha voluto conferire la laurea honoris causa in Scienze storiche "per aver offerto alla ricerca storica la sua straordinaria testimonianza. Per aver dato alle nuove generazioni gli strumenti per comprendere avvenimenti fondamentali del nostro passato. Per avere raccontato con rigore e obiettività l’Indicibile. Per la sua battaglia contro l’indifferenza e l’oblio dinanzi agli orrori della Shoah e per il suo impegno contro ogni forma di antisemitismo, razzismo e intolleranza".

Ad accoglierla la ministra all’Università Anna Maria Bernini, il rettore Elio Franzini e più di settecento tra studenti e professori, in piedi ad applaudirla: "L’università include, apre, non boicotta, è ambasciatrice di pace. Il riconoscimento di Liliana Segre come porta bandiera di questa capacità dell’università è un grande atto di civiltà", ha sottolineato la ministra, sottolineando il suo "coraggio, la generosità e la voglia di vivere nel trasferire i suoi ricordi".

Il rettore Franzini ha aperto il suo saluto citando I Fratelli Karamazov di Fëdor Dostoevskij: "Tutte le lacrime dell’umanità, delle quali è imbevuta la terra intera, appartengono ai bambini. È la loro sofferenza che impedisce l’armonia nel Creato. Liliana Segre era una bimba quando partì dal Binario 21 della Stazione Centrale nella nostra città, destinata a uno dei più grandi orrori senza riscatto che la Storia ha generato". "In questo giorno che racchiude simbolicamente ogni giorno - ha aggiunto il rettore –, vogliamo ribadire con questa laurea honoris causa la funzione fondamentale dell’università: tenere viva la memoria, in primo luogo della Shoah, studiarla, coltivarla, trasmetterla. Non smettere mai".

"Siamo felici di avere proposto non un accademico, un professore, un collega ma qualcuno da cui è venuta una lezione ancora più alta: una lezione che si fonda su un vissuto rielaborato in testimonianza e in impegno civile", ha sottolineato il direttore di Studi Storici, Andrea Gamberini, ricordando il valore della prima laurea honoris causa promossa dal dipartimento. "L’aula magna, oggi stracolma di ragazzi e ragazze che hanno fatto a gara per registrarsi ed essere presenti, ci fa guardare con fiducia al futuro e ci conferma, senatrice Segre, che le sue parole e il Suo esempio hanno toccato nel profondo le generazioni più giovani". Intensa la laudatio di Marco Cuzzi, professore di Storia contemporanea, che ha ripercorso “Il lungo sentiero di Liliana Segre”, un cammino di testimonianza contro odio, silenzio, indifferenza e ora l’incubo dell’oblio: "La riduzione del Magnum Crimen a poche righe sulle pagine dei futuri libri di scuola, e poi più nulla. L’Oblio, la doppia morte. Quel sonno della ragione che potrebbe far risorgere i mostri del passato. “Quando saremo morti tutti” ha detto di recente la nostra laureanda “ci sarà solo una riga di un libro di storia. E poi, neanche quella”. No, cara senatrice Segre. Non è così", la promessa: "Immanuel Kant diceva: “Agisci in modo che ogni tuo atto sia degno di diventare un ricordo”. E così sarà. Anche perché la memoria è legata in modo imprescindibile alla ricerca".

Liliana Segre non ha voluto la classica lectio magistralis, ha scelto la forma del dialogo: un segnale. "Sono una donna di pace, ho sempre detestato l’odio tra le parti, non concepisco la vendetta", ha ricordato durante il confronto con il giornalista Enrico Mentana, preoccupata per "la notte dei tempi, la notte dell’indifferenza, legata al buio delle menti". E un segnale è arrivato anche dalla “sua“ università: a conferirle la laurea non è stato solo il rettore. Elio Franzini ha voluto essere accompagnato dal rappresentante degli studenti, Elia Montani, e dalla ricercatrice Nannerel Fiano: "Ai giovani il testimone e l’intensità della memoria".

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