Coronavirus
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di Rosario Palazzolo La mamma di 67 anni è ricoverata per una polmonite bilaterale causata dal Covid. Il papà, 75, si trova a casa, positivo e febbricitante da più di una settimana. Anche il fratello maggiore, che non abita lì, è in isolamento per via del virus. Così due ragazzi con disabilità al 100% vivono pressoché abbandonati a se stessi da più di una settimana, privi dell’assistenza quotidiana di cui avrebbero bisogno. Accade a Cinisello Balsamo, città in cui l’emergenza sanitaria è diventata, più che altrove, anche economica...

di Rosario Palazzolo

La mamma di 67 anni è ricoverata per una polmonite bilaterale causata dal Covid. Il papà, 75, si trova a casa, positivo e febbricitante da più di una settimana. Anche il fratello maggiore, che non abita lì, è in isolamento per via del virus. Così due ragazzi con disabilità al 100% vivono pressoché abbandonati a se stessi da più di una settimana, privi dell’assistenza quotidiana di cui avrebbero bisogno.

Accade a Cinisello Balsamo, città in cui l’emergenza sanitaria è diventata, più che altrove, anche economica e sociale.

Per questa famiglia, costretta da sempre a un’esistenza precaria a causa della disabilità di due dei figli, il Covid si è trasformato in una catastrofe. Il figlio più giovane, 36 anni, è allettato a causa della sindrome di West, patologia che colpisce il sistema nervoso e che gli impedisce ogni movimento. Lui stesso è positivo al Covid. Il fratello, di 43 anni è disabile a causa di una meningite che lo ha colpito nell’infanzia.

"I mie due fratelli hanno bisogno di un’assistenza costante sia per lavarsi che per mangiare – racconta il terzo fratello, Antonio, costretto a sua volta all’isolamento nella propria abitazione – Da venerdì 20 novembre, la cooperativa che assisteva il più giovane ha smesso di mandare gli operatori che la mattina e la sera si occupavano di sollevarlo dal dal letto e lavarlo. Tutto è nelle mani di mio papà, malato pure lui". La situazione è infernale. All’apprensione per la mamma, ricoverata in condizioni serie in ospedale, si unisce il timore che il papà, anziano, di stazza minuta, non possa farcela. Già da giorni la famiglia ha scritto una e-mail al sindaco Giacomo Ghilardi, al vice Giuseppe Berlino e ai servizi sociali.

"La segretaria del sindaco mi ha risposto rapidamente e gentilmente – racconta Antonio - ma poco è cambiato. Abbiamo più volte parlato con i servizi sociali ma il tempo corre.rascorsa una settimana e ancora non c’è nessuno che possa aiutare mio padre a lavare e cambiare mio fratello".

L’unica proposta è arrivata ieri mattina da Ats, parziale e non risolutiva. "Ci hanno offerto un ricovero per uno solo dei fratelli, ma senza affrontare minimamente le complessità di una disabilità difficile da trattare – spiega ancora -. Oppure ci hanno proposto l’invio di infermieri, cosa poco utile, visto che necessitano più di operatori sociali che si occupino di problemi legati alla quotidianità di due persone invalide". Nella giornata di giovedì, l’Asst Nord Milano ha inviato due medici a visitare i componenti della famiglia, ma senza occuparsi dei problemi di mobilità. In questi giorni gli unici ad ascoltare la famiglia sono stati l’associazione Uildm e il medico di base Leonardo Marsiglia.