Confronti tra esperti e disoccupati per fare networking
Confronti tra esperti e disoccupati per fare networking

Milano, 10 agosto 2016 - lI segreto per trovare lavoro? Il passaparola. Lo sa bene l’assessorato alle Politiche per il lavoro che nell’ultimo anno e mezzo ha avviato un progetto basato proprio su questo principio e imperniato sul sistema dei "Job Club", gruppi di persone che si aiutano a vicenda a trovare un lavoro ritrovandosi a cadenze regolari per prepararsi e supportarsi nella fase attiva della ricerca, condividendo informazioni, esperienze e network. Sotto la guida di esperti di mercato del lavoro, orientamento e sindacato, in spazi comunali o di coworking. Per scoprire come sostenere un colloquio, scrivere e inviare curriculum vitae mirati. Il risultato, dopo un anno e mezzo, due edizioni e 19 percorsi avviati, lo spiega l’assessore alle Politiche per il lavoro, Cristina Tajani: "Su 207 partecipanti il 47% ha trovato un’occupazione o ha intrapreso un percorso formativo. Le tipologie contrattuali riflettono il mercato del lavoro milanese e lombardo: 38% contratti a tempo determinato, 28% lavoro occasionale (“voucher’’) 9% contratto a tempo indeterminato".

Il segreto, secondo Tajani, è stato "la condivisione della condizione di perdita dell’occupazione, una chiave in più rispetto alla ricerca di lavoro individuale perché favorisce l’uscita dall’isolamento che in questi casi può portare a emozioni negative, come colpevolizzarsi per la situazione di disoccupazione, che diventano un fattore inibente alla ricerca di un nuovo impiego". Attraverso il confronto con i compagni di Club, Francesco Meneghello, 49 anni, qualifica di tecnico elettronico ed ex titolare di una ditta di commercio ortofrutticolo, ha messo a fuoco "le mie competenze - racconta - e i settori per i quali sono più portato. ho imparato a scrivere il mio curriculum mirato e i segreti per cercare lavoro in modo attivo". Meneghello, attraverso test e lo sguardo degli altri, ha scoperto di "avere abilità a creare una leadership nel gruppo. Ovvero a motivare gli altri. Merito dell’esperienza da capoturno che avevo fatto in passato".

In cerca di impiego è anche Luciano Romani, 54 anni, diploma di maturità classica, in mobilità dopo "una delle numerose ristrutturazioni della multinazionale per la quale lavoravo". Grazie all'iniziativa ha capito come muoversi per intercettare il mercato del lavoro. "Invece di mandare curriculum dappertutto - spiega - se vengo a conoscenza di un’azienda che offre un posto, cerco contatti al suo interno, acquisisco informazioni sui suoi lati forti e deboli. Se ha un problema, trovo la soluzione. E la propongo. Un atteggiamento attivo che sto cominciando a seguire".

Tra i partecipanti ci sono anche giovani laureati. Come Ausilia Campanaro, torinese, 28 anni, che dopo "tanti tirocini mai continuavi, mai oltre l’anno, a un seminario organizzato dal Job Club – racconta ho incontrato il responsabile di un’impresa di consulenza ad aziende e start-up che poi mi ha richiamato per un colloquio e mi ha messo in prova. Finito il periodo, ora dobbiamo definire la tipologia di contratto". Ora consiglia l'esperienza "a tutti i miei amici". Charity Dago, carpigiana 30enne di origine nigeriana, residente a Milano, grazie al Job Club ha individuato un progetto che le stava a cuore e che ha cominciato a costruire insieme ad alcune persone conosciute lì. "Un'iniziativa interculturale - afferma - rivolta a giovani africani che si sono formati in Italia o giovani nati in Italia di origine africana. Ho scoperto di avere le doti da talent scout. E ora mi metto alla prova su una strada tutta mia". 

Quasi tutti hanno trovato nuova linfa e motivazione nei Job Club. E in qualche caso anche un posto. I gruppi si scambiavano anche informazioni sulle opportunità di lavoro. Ai Job club hanno partecipato in prevalenza donne (57%) di 50-64 anni (28%). In maggioranza i laureati (49%) e diplomati (40%). Alto il tasso di gradimento. "In autunno partiremo con il terzo ciclo – conclude l’assessore Tajani – allargando il numero di partecipanti e di partner coinvolti per passare dalla sperimentazione al modello di intervento". Il vecchio passaparola non tradisce mai. Anche nell’era 2.0.