Violenza sulle donne
Violenza sulle donne

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Milano - Italiana, con figli minori e di età inferiore a 45 anni. Sottoposta a violenze fra le mura domestiche, in balia del marito o del compagno. È l’identikit delle donne vittime di maltrattamenti in Lombardia, regione dalla quale proviene il 13,4% delle chiamate al numero verde nazionale 1522. Chiamate raddoppiate nel 2020, rispetto al 2019. L’anno scorso 6.527 donne vittime di violenza sono state prese in carico dai 50 centri e dalle 119 case-rifugio sparse nelle province lombarde.

E il solo intervento penale non è sufficiente, visto che secondo i dati della Commissione d’inchiesta femminicidio una denuncia su quattro viene archiviata e l’89% delle sentenze diventano definitive dopo tre anni. Gli uomini violenti continuano a colpire, anche quando vengono sottoposti a provvedimenti restrittivi, ma a Milano è stato avviato un progetto pilota con l’obiettivo di abbattere il tasso di recidiva, che presto potrebbe essere esteso ad altri territori lombardi. La coordinatrice, Francesca Garbarino, spiega che "stiamo scrivendo un pezzo di storia nella violenza di genere, anche perché per la prima volta in Italia viene data attuazione alla Convenzione di Istanbul". A quasi due anni dall’entrata in vigore del Codice Rosso, a Milano è nato infatti un pool che si occuperà dei progetti di recupero, attraverso un trattamento mirato, degli uomini condannati per violenza sessuale, stalking e maltrattamenti così come previsto dalla legge nata nell’agosto del 2019.

L’attività, regolata da un protocollo firmato ieri da Tribunale di Milano, Ats Città metropolitana, Comune di Milano e Centro Italiano per la Promozione della Mediazione, finanziata dalla Regione, punta a mettere "ordine e razionalità" nel caos, vigilando anche sull’efficacia dei percorsi. "In questo modo andremo a incidere sui protagonisti delle violenze – spiega il presidente del Tribunale, Roberto Bichi – grazie all’intervento di professionisti". Il protocollo ruota attorno al Centro Orientamento e Monitoraggio composto da un pool di esperti criminologi e psicoterapeuti che si occuperà di accogliere le richieste - anche spontanee di coloro che decidono di farsi aiutare autonomamente - di definire la riabilitazione e di monitorare periodicamente l’andamento di ogni singolo caso. "Stiamo attuando la legge sul Codice Rosso che impone al condannato un trattamento di recupero - ha spiegato il presidente vicario del Tribunale Fabio Roia -. Qui parliamo di uomini incapaci di riconoscere le loro violenze per via di una subcultura della predominanza". Il progetto sarà sperimentale per due anni, e l’obiettivo è quello di estenderlo anche ad altri Tribunali della Lombardia.

Intanto il centro milanese rimarrà aperto ogni lunedì, martedì e giovedì, per incontri su appuntamento. Alla base ci sono altre iniziative che hanno dato risultati promettenti, come il protocollo Zeus fra Questura di Milano e Cipm. Dall’aprile 2018 fino allo scorso aprile sono stati emessi 434 ammonimenti e 384 uomini sono stati inviati al Cipm. Solo il 10% dei 300 che hanno proseguito il percorso ha avuto recidive. Tasso che sale al 19,04% considerando gli 84 ammoniti che hanno rifiutato il trattamento.