NICOLA PALMA
Cronaca

Ordine del Tar: quell’Isotta Fraschini del 1931 resta in Italia. Com’è l’auto di Quarto Potere

Respinto il ricorso presentato dagli eredi di un collezionista contro il ministero per i Beni culturali. La vettura è passata di mano in mano, a partire da quelle del magnate William Hearst, reso immortale dal film di Orson Welles

L'Isotta Fraschini "bloccata" dal Tar; nel riquadro, William Randolph Hearst

L'Isotta Fraschini "bloccata" dal Tar; nel riquadro, William Randolph Hearst

Milano, 15 novembre 2023 – Un pezzo quasi unico. Un simbolo "del costume e della fortuna del made in Italy di lusso nel mondo". Un esemplare che deve restare a far parte del patrimonio del nostro Paese. Sono le motivazioni che hanno spinto il Tar a confermare il vincolo sulla vettura Isotta Fraschini 8B Imperial Landaulette, assemblata dalla carrozzeria milanese Castagna nel 1931.

Ricorso bocciato

I giudici hanno così respinto il ricorso degli eredi dell’imprenditore e collezionista veneto Umberto Fraccaro Genovese, scomparso nel settembre 2022. A lui la gloriosa auto era arrivata a metà anni Novanta dopo un lunghissimo giro del mondo. La 8B con telaio numero 1714 si mostra per la prima volta al pubblico al Salone dell’Automobile di Milano del 1931.

In mancanza di compratori, la macchina viene spedita oltre Atlantico: ad attenderla a New York c’è il magnate William Randolph Hearst, proprietario di uno dei primi imperi editoriali americani reso immortale da Orson Welles nella celebre pellicola "Quarto potere". Tuttavia, quello non è un periodo buono per acquistare all’estero: la crisi finanziaria del ’29 e la campagna ispirata al concetto di "Buy American", fortemente sostenuta dai giornali di Hearst, spinge il proprietario a venderla in Inghilterra a Lady Vera Geraldine Twiford.

Nel 1957, la Isotta Fraschini passa ancora di mano e finisce nel Lancashire a Mr. B. Briedley di Oldham, che però la usa poco e non la protegge a sufficienza dalle intemperie e dall’usura del tempo. Così nel 1961 il gelo invernale crepa la testata del motore. Ventiquattro anni dopo, l’auto, con soli 19.200 chilometri percorsi, viene ceduta a un collezionista italiano.

Il restauro

Ed ecco il restauro: l’officina Crm di Origgio riesce a trovare un motore 8B completo da usare, affidandolo a una squadra di vecchi operai dell’Isotta Fraschini; il resto lo fa l’abilità di André Lecocq, che si prende cura di carrozzeria e assemblaggio.

Nel 1992, la vettura si ripresenta in tutto il suo splendore al Salone di Ginevra, per poi essere acquisita da Fraccaro Genovese. Nel 2018, la decisione di venderla: a maggio, l’auto viene inserita in un lotto di veicoli storici messi all’asta dalla casa Bolaffi. Base di partenza: tra i 750mila e gli 800mila euro.

Ed è in questa fase che arriva l’alt della Sovrintendenza, che comunica ai proprietari l’avvio del procedimento di interesse particolarmente importante. Una decisione contestata prima dall’imprenditore e poi dai figli, che impugnano tutti i provvedimenti.

Contestazioni non accolte

In primo luogo, sostengono che i tecnici del Ministero per i Beni culturali si sarebbero basati solo sulla scheda di presentazione di Bolaffi, "senza compiere alcuna indagine sulle caratteristiche specifiche della vettura", oggetto di un restyling "radicale" che a loro parere avrebbe inciso "sia sugli elementi estetici sia su quelli più propriamente strutturali e funzionali del veicolo".

Inoltre, per i legali della famiglia non sarebbe stata tenuta in debita considerazione l’iscrizione nel registro Asi per i veicoli d’interesse storico o collezionistico, come da articolo 60 del Codice della strada. Tradotto: un vincolo c’era già. Tesi rispedite integralmente al mittente dal Tribunale amministrativo.

Per i giudici, quel modello rarissimo di Isotta Fraschini rappresenta una rivoluzione nel modo di concepire l’auto: da status symbol "impostato su forme eleganti, classiche, rigorose e in un certo senso statiche" a emblema del "mito della velocità, con linee più slanciate e forme aerodinamiche".