Morta Iolanda Minoli, pioniera della Neonatologia in Italia: “Ha maternamente curato 20mila bambini”

Aveva dedicato tutta la sua vita nell’assistenza ai neonati prematuri. Aveva impiegato l’ingente patrimonio di famiglia per curare i più piccoli, per acquistare macchinari più all’avanguardia

Iolanda Minoli (Foto Facebook Fondazione Minoli)
Iolanda Minoli (Foto Facebook Fondazione Minoli)

Monza, 19 dicembre 2023 – “Aveva maternamente curato”, dicono dalla Fondazione che porta il suo nome, “oltre 20mila bambini”. Salvando la vita a molti di essi.

E’ morta la professoressa Iolanda Minoli. Pioniera della Neonatologia in Italia, aveva dedicato tutta la sua vita nell’assistenza ai neonati prematuri. In un’epoca in cui la Sanità è stata purtroppo spesso associata a scandali finanziari e ladrocini, Iolanda Minoli aveva impiegato l’ingente patrimonio di famiglia per curare i più piccoli, per acquistare macchinari più all’avanguardia. La sua carriera era stata del resto costellata di successi medico scientifici in tutto il mondo che l’avevano condotta a ricoprire fra l’altro il ruolo di consulente della Rockefeller University di New York e del Ministero della Salute italiano.

Il colpo di fulmine nella sua vita è datato agli anni Sessanta, quando una giovanissima aveva visto per la prima volta un neonato prematuro.

“Il mio ragionamento fu: ‘se questi piccolini che alla nascita si presentano in condizioni gravissime non sopravvivono, per i genitori è un dolore immenso. Ma ancora più grande è il dolore se sopravvivono handicappati’. Fu questo pensiero che mi fece decidere di dedicarmi a loro per sempre: avevo trovato la mia strada e dissi a me stessa: la percorrerò finché vivrò, con passione, volontà ferrea e ottimismo”.

Dopo aver frequentato diversi Centri di Terapia Intensiva Neonatale per apprendere le migliori tecniche di assistenza ai neonati a rischio, in particolare nelle Università di Helsinki, Zurigo, Losanna, Berlino, Stoccarda, New York, aveva trasferito queste conoscenze nel nostro Paese,

Era una rivoluzione. Con Iolanda Minoli arrivarono in Italia l’ago a farfalla (portato dalla Finlandia!) o il riconoscimento del valore del latte materno. I bambini prematuri morivano perché non riuscivano a respirare. La mortalità si aggirava sul 60 per cento.

“Incominciammo ad usare un ventilatore manuale, l’AMBU, un palloncino da stringere ritmicamente con la mano per far arrivare l’aria nei polmoni. Era faticoso e non si riusciva ad usarlo per più di mezz’ora per rianimare quei piccoli esserini che arrivavano esanimi dalla sala parto. Ma bisognava continuare per ore e, allora, come fare? Inventai i turni, con tanto di quaderno ove erano segnati le ore della giornata e i nomi dei volontari che arrivavano ad aiutarci: fra questi vi erano anche i genitori di bambini che erano stati ricoverati nel nostro reparto e, guariti, erano andati a casa”.

Dal 1969 ai primissimi anni ’70 aveva formato il primo gruppo di neonatologi capaci di trattare i neonati con problemi, e nel 1971 aveva creato in Italia la prima Divisione di Patologia Perinatale con l’Unità Neonatale di Terapia Intensiva dell’ospedale Macedonio Melloni di Milano, che diretto fino al 2000. Intanto, aveva fatto di tutto, anche insegnato Neonatologia all’Università di Milano.

“La prematurità non è una malattia, è solo un bambino che nasce prima”. Questo il mantra che aveva sempre accompagnato le sue ricerche, i suoi studi, il suo operato, quella che era diventata da subito la sua missione di vita. Assistere i più deboli.

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