NICOLA PALMA
Cronaca

Investimenti della ‘ndrangheta: quali sono le attività preferite dalla malavita in Lombardia

La criminalità organizzata calabrese prevale sulle altre associazioni a delinquere di stampo regionale. Il bilancio delle interdittive antimafia

Operazione della Dia

Operazione della Dia

Milano, 19 giugno 2024 – “Le attività delle forze di polizia e della Dia nel semestre sono proseguite sul piano più squisitamente preventivo, mediante le verifiche antimafia nei confronti delle imprese interessate alle opere collegate al Pnrr e a quelle connesse alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. In tale quadro, si è mantenuta costante l’azione di contrasto da parte delle Prefetture con l’adozione di provvedimenti interdittivi che hanno riguardato perlopiù imprese aventi legami con la ’ndrangheta".

L’ultimo report della Direzione investigativa antimafia, riferito ai primi sei mesi del 2023 e presentato ieri a Roma, è in linea con quelli precedenti, tratteggiando una predominanza in Lombardia della malavita calabrese rispetto a quelle di matrice campana e siciliana. "Il contesto regionale, caratterizzato da un modello economico e produttivo efficiente e trainante, rappresenta per i gruppi criminali di tipo mafioso un’ottima opportunità di riciclaggio e reimpiego di proventi illeciti e per questo da infiltrare senza ricorrere a metodi violenti", annotano gli esperti dell’Antimafia. E ancora: "Ricerca di consenso e di accettazione da parte degli operatori economici è l’obiettivo di organizzazioni come la ’ndrangheta, il cui consenso sociale è in crescita, proprio perché soggetti la cui appartenenza a contesti mafiosi è conclamata sono considerati dagli operatori socio-economici locali interlocutori affidabili con i quali concludere affari".

E una prova di quanto messo nero su bianco nella relazione arriva dal numero di interdittive comminate dalle Prefetture lombarde nella prima metà dello scorso anno: 25 in totale, di cui quasi la metà (12) "in contesti di criminalità organizzata calabrese".

Dieci di queste sono state adottate da Palazzo Diotti: "È emersa una propensione dei gruppi criminali mafiosi a essere presenti in una pluralità di settori economici e imprenditoriali". Quali? "Quello della ristorazione è risultato indubbiamente il più attrattivo (5 le interdittive da corso Monforte, ndr) – si legge ancora nel dossier, a conferma di un trend già evidenziato nel recente passato –. Con riferimento alla ’ndrangheta, sono emersi interessi anche nell’edilizia, in ambito immobiliare e nella manutenzione e riparazione di autoveicoli, come accertato in sede di istruttorie antimafia svolte dalla Prefettura di Milano, che hanno consentito di emettere tre provvedimenti interdittivi a carico di altrettante aziende attive nei citati settori economici". Prevenzione sì, ma anche repressione del fenomeno.

Le inchieste degli ultimi anni hanno contribuito in maniera decisiva a disarticolare diverse articolazioni criminali, che però, in diverse occasioni fotografate proprio dagli accertamenti giudiziari della Dda, hanno mostrato una spiccata e a volte sorprendente capacità di risollevarsi in breve tempo. "La consistenza di molti gruppi è stata ridimensionata dall’azione di contrasto delle istituzioni, nonostante il loro particolare dinamismo li renda sfuggenti – annota l’Antimafia –. Ciò a causa delle continue fasi di rigenerazione e rinnovamento strutturale, non sempre desumibili dalle evidenze investigative, dell’innesto di nuovi sodali ovvero dall’interazione con altri sodalizi, anche di differente matrice o provenienza geografica".