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29 apr 2022

Insulti alla brigata ebraica: tutti assolti

Primo processo per gli antagonisti che "mimarono gesti violenti": per i giudici non erano minacce

di Anna Giorgi

Assolti perché il fatto non costituisce reato. L’accusa nei confronti di quattro antagonisti rinviati a giudizio dal gip Carlo Ottone de Marchi era quella di avere minacciato la Brigata ebraica al suo passaggio durante il corteo antifascista per l’anniversario della Liberazione,il 25 aprile del 2018. Contestazione, fra l’altro, che si ripete ogni anno difronte al corteo, come è successo anche di recente, ma quella del 2018 è stata la prima ad approdare ad un processo. In quell’occasione per tre imputati era stata contestata anche l’aggravante dell’odio razziale. In una prima fase è stato deciso il proscioglimento con sentenza di non luogo a procedere per un quinto imputato accusato di avere tirato una bottiglietta d’acqua in direzione dei rappresentanti del corteo. In realtà la difesa aveva dimostrato che "al minuto sei del frame video il lancio non appariva connotato da particolare vigore e la direzione non era mirata a colpire la testa ma era ad altezza media", tant’è che, semivuota, era caduta in mezzo alla folla.

"Queste modalità - si legge ancora nelle carte dell’assoluzione dell’imputato per insussistenza del fatto - portano ad escludere la pericolosità del gesto o quantomeno la sua idoneità ad offendere". Tra coloro che hanno affrontato il processo a gennaio davanti alla quarta sezione del Tribunale milanese anche Claudio Latino, già condannato anni fa dopo l’operazione antiterrorismo "Tramonto". A quest’ultimo e ad altri due imputati era stata contestata l’aggravante dell’odio razziale. Latino in particolare eraa accusato di avere minacciato i componenti della Brigata Ebraica "simulando la sventagliata di una mitragliatrice". Tutti gli imputati si sono difesi contestando fermamente l’aggravante dell’antisemitismo e sostenendo che le loro proteste "erano contro le Bandiere dello stato di Israele e non certo contro la Brigata ebraica". Tra le condotte contestate agli antagonisti anche l’aver picchiato un agente con una canna da pesca usata come asta per la bandiera. Quest’ultimo è stato l’unico imputato condannato, per resistenza a pubblico ufficiale (non aggravata), a sei mesi di reclusione. Inoltre, hanno anche sostenuto che "i gesti contestati non erano minacce nei confronti di alcuni manifestanti ma mimavano le azioni militari di Israele".

Una tesi difensiva che in prima battuta non è stata accolta dal gup, che ha deciso di rinviare a giudizio i quattro giovani. I tre imputati sono stati assolti perché esclusa l’esistenza di attività idonee a costituire una minaccia reale. La protesta non aveva "motivi razziali" ma "considerazioni prettamente politiche". La condotta, per i giudici, non era "accompagnata dalla cosciente volontà di minacciare un male ingiusto". Il pm Leonardo Lesti veva chiesto pene dai tre agli otto mesi .

mail: anna.giorgi@ilgiorno.net

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