Francesca Di Somma, maestra milanese
Francesca Di Somma, maestra milanese

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Milano - "Cercasi maestra Montessori disperatamente": è l’annuncio-appello dei genitori della scuola primaria di via San Colombano, sotto l’ala del comprensivo Ilaria Alpi, alla Barona. Dove all’appello - a scuola avviata da 48 ore - non ne manca solo una di insegnante, ma dieci su cinque classi. "E non è la prima volta – scuote la testa una mamma, che ha un figlio in terza M –. Abbiamo una sola insegnante di ruolo, non sarà garantito il tempo pieno fino a data da destinarsi, ma quello che più ci fa rabbia è che senza maestre formate la scuola non decolla: non è sperimentale, non è tradizionale, è come avere un piede in una scarpa e uno in una ciabatta". 

L’idea di aprire un indirizzo Montessori in quartiere, e in una scuola pubblica, era nata cinque anni fa proprio per frenare la fuga verso altri istituti del centro. E c’era riuscito sì: la domanda superava di gran lunga l’offerta di posti disponibili (20 per classe). "Ma se non la si fa funzionare ritorniamo al punto di partenza", sentenziano i genitori. C’è chi sta valutando l’ipotesi di cambiare meta, nonostante la buona novella con cui è partito l’anno: l’avvio di una nuova classe di prima media Montessori anche per l’Ilaria Alpi, per dare continuità al percorso e una verticalizzazione, all’interno della rete nazionale che ha come capofila un’altra statale milanese, la Riccardo Massa.

"Io ho un figlio in quarta: questa scuola l’ho fortemente voluta – conferma una mamma –. Si entrava con l’estrazione talmente era grande la richiesta. Non succede più. Suo fratello dovrebbe iniziare la prima, non l’ho ancora mandato, ho optato per un’altra realtà. Perché se prima ero entusiasta di far parte di questo progetto, mi ero innamorata subito e seguivo il metodo anche in casa, adesso i dubbi sono troppi". Ci si è messa di mezzo la pandemia, che ha rallentato i progetti. "Ma soprattutto scoraggia questa difficoltà incredibile nel trovare personale formato", sottolineano i genitori. E se è vero che aumentano le scuole a indirizzo Montessori che si contendono i docenti specializzati, non mancano i paradossi, con maestri formati ma “vincolati“ su posto comune fuori provincia.

È il caso di Francesca Di Somma, che da due anni insegna al confine con la Svizzera in una scuola tradizionale e che per cercare di sbloccare la situazione ha bussato anche a un avvocato e continua a scrivere lettere su lettere. "Per avere questa specializzazione ho investito parecchio, perché ci credo, ho seguito anche un master alla Bicocca – spiega –. Avevo insegnato per quattro anni alla Riccardo Massa. Lo scorso anno, quando è arrivata la nomina di ruolo, non era stata aperta la “finestra“ con la possibilità di inserire il metodo didattico come è stato fatto quest’anno. E l’algoritmo per l’assegnazione ha fatto il resto". Destinazione Varese su posto comune per cinque anni, vincolo sceso a tre. "Il punto non sono solo i chilometri che macino – ricorda Francesca –, mi sento “derubata“: a Milano ci sono scuole Montessori che ancora cercano personale". Si appella alla convenzione del 21 giugno 2019 con l’Opera Nazionale Montessori per il reclutamento di docenti debitamente formati. Si appellano alla stessa convenzione i genitori della Ilaria Alpi, che hanno chiesto di aprire un tavolo con i vertici della scuola e col municipio perché alla fine dell’anno si chiude il primo ciclo di sperimentazione. "E non vogliamo che sia l’ultimo".