Indigenti negli alloggi Aler: "Costretti al raddoppio"

Franco: Palazzo Marino faccia di più. La risposta: riducano lo sfitto e aumentino l’offerta

Tra i temi irrisolti relativi alla gestione delle case popolari ce n’è uno che di tanto in tanto fa capolino nel dibattito pubblico: quello che riguarda gli indigenti, coloro che hanno un reddito che li relega nella fascia della povertà o, detto in numeri, un reddito Isee non superiore ai 3mila euro annui. Se n’è discusso anche ieri al Pirellone, in occasione del convegno sul sistema abitativo nel quale l’assessore regionale alla Casa, Paolo Franco, ha fatto il punto sul piano da 1,5 miliardi di euro per interventi finalizzati al miglioramento della qualità della vita nei quartieri di edilizia pubblica.

Proprio Franco ha dichiarato che sugli indigenti è il Comune a dover fare di più, a suo avviso, sgravando così la Regione: "Sono estremamente preoccupato perché oggi il 40% degli appartamenti Aler è assegnato a indigenti a fronte di un regolamento che prevederebbe un massimo del 20% – spiega l’assessore regionale – . Noi non vogliamo buttar fuori nessuno, sia chiaro. Ma sono i Comuni che dovrebbero farsi innanzitutto carico di chi ha redditi così bassi attraverso i propri Servizi sociali, invece in alcuni casi i Comuni badano poco alle necessità abitative degli indigenti e preferiscono fare housing sociale, preferiscono pensare ai dipendenti comunali, ad esempio, o ad altre categorie che rientrano nel ceto medio-basso. Ma a questo dobbiamo pensare noi come Regione, per evitare che ci siano distorsioni, sovrapposizioni e fasce dimenticate. Oggi la mia preoccupazione, proprio in relazione al Comune di Milano, è dovuta al fatto che riscontro un abbandono delle politiche per gli indigenti in favore invece dell’housing sociale, che non è loro materia. E noi, nel frattempo, fatichiamo ad assorbire indigenti nelle case Aler perché siamo già al doppio della ricettività riservata a questa fascia, senza contare che ci sono altre fasce di reddito che hanno bisogno".

Pierfrancesco Maran, assessore comunalle alla Casa, non ci sta: "La legge oggi prevede che il 20% delle assegnazioni sia destinato agli indigenti. In relazione a questo 20% la Regione paga affitto e spese per tre anni, indicativamente. Dal quarto anno, invece, paga il gestore delle case popolari: questo non vale solo per Aler (controllata dalla Regione Lombardia ndr) ma anche per MM (controllata dal Comune di Milano ndr). Quindi già oggi un pezzo importante dell’indigenza è a carico nostro, spero che il progetto dell’assessore regionale non sia lasciare tutto solo a noi perché sarebbe indifendibile. C’è sicuramente un problema di concentrazione delle fragilità nei quartierie e nei caseggiati – aggiunge e precisa Maran – ma non lo si risolve chiudendo le porte a chi è indigente o in difficoltà ma lo si risolve, invece, utilizzando il tanto sfitto per allargare l’offerta a soggetti un po’ più in grado di pagare che danno, quindi, un mix abitativo che ti consente, a sua volta, di avere risorse per ristrutturare gli alloggi. Possiamo sistemare i conti ampliando le opportunità e non escludendo chi è in difficoltà". L’ultima nota è per Daniela Santanché, ministro del Turismo, che ha incluso pure i tassisti tra le categorie alle quali destinare alloggi popolari: parole che hanno suscitato qualche ironia e non si tradurranno in provvedimenti reali.

Giambattista Anastasio

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