Inchiesta sui giovani di Milano: generazione smarrita e attaccata allo smartphone. Ma c’è chi si ribella

Lo studio di Pepita onlus con 600 studenti: l’80% si addormenta con il telefonino in mano, oltre il 60% rimpiange il lockdown. Ma con il progetto “Pandemonio“ i giovani si fanno sentire: “Vogliamo far sentire la nostra voce e creare scompiglio”

Lo smartphone: strumento ormai irrinunciabile per i giovani (Archivio)

Lo smartphone: strumento ormai irrinunciabile per i giovani (Archivio)

Milano, 15 maggio 2024 – “Tu come stai?” . Vorrebbero sentirselo dire più spesso, i ragazzi. E anche potersi esprimere di più confrontandosi con un mondo di adulti che sentono distanti. Troppo. Lo hanno fatto capire, ieri, i giovanissimi di “Pandemonio“, un gruppo di lavoro coordinato dagli educatori della onlus Pepita gestito in autonomia da un gruppo di studenti tra i 17 e i 20 anni.

Hanno fatto sentire la loro voce dialogando con i rappresentanti di alcune testate giornalistiche milanesi tra cui “Il Giorno“, nella sede di Pepita che lavora in sinergia con Fondazione Carolina, l’associazione dedicata a Carolina Picchio che si tolse la vita a 14 anni a gennaio 2013 perché vittima di messaggi d’odio sui social.

Soli. Con il telefonino

Punto di partenza, i dati dell’ultima indagine sul benessere digitale dei ragazzi realizzata da Pepita su un campione di 600 studenti della Città metropolitana di Milano. Il titolo? Non a caso, “Tu come stai?“. Emerge che oltre il 60% dei ragazzi (11-17 anni) rimpiange il periodo del lockdown. Non solo: circa il 75% dei giovani interpellati rivela di sentirsi spesso in ansia. Ancora, il 55% del campione denuncia la mancanza di adulti in grado di prendersi davvero cura di loro.

L’iperconnessione è una costante: addirittura, l’80% dei ragazzi ha confessato di addormentarsi con in mano lo smartphone.

Gli adulti, questi sconosciuti

Dati che rendono anche l’idea di quanto il mondo di adulti sia percepito come “lontano“: il 47% non saprebbe a chi rivolgersi in caso di urgenza o necessità. Le difficoltà hanno portato un adolescente su dieci a fare uso di psicofarmaci. E si tende a vedere nero fin dal mattino: oltre la metà dei ragazzi si sveglia pensando che la giornata non sarà positiva mentre solo il 30% pensa che il futuro riserverà piacevoli sorprese.

Ma non ci sono solo i numeri. "Noi siamo i ragazzi su cui scrivete di tendenze, di casi di cronaca. Siamo noi, in carne e ossa, e ne rappresentiamo tanti altri. Vogliamo far emergere la nostra voce, creare ‘scompiglio’ ", hanno spiegato ieri gli studenti, residenti nei quartieri di Porta Venezia e Adriano.

Già il nome del progetto, “Pandemonio”, si ispira al caos tipico delle età di passaggio. I ragazzi hanno individuato quattro macrotemi: affettività, famiglia, futuro e tecnologia abbinato a sostenibilità, che saranno anche al centro di una prima serie di podcast da loro curati.

Le loro parole

“Ho letto – dice Niccolò, studente di liceo scientifico di 19 anni – che siamo definiti “la generazione silenziosa“ perché uno su quattro non risponde alle chiamate. Ma cosa significa? Che cosa ci si aspetta da noi?". Michele, ventenne che studia Informatica per la comunicazione digitale, evidenzia che "spesso certi sistemi, come la chat gpt, vengono demonizzati. Come se fosse per forza un metodo per barare, per studiare di meno. In realtà può essere uno strumento utilissimo per studiare, perché può ad esempio spiegare un concetto difficile con parole diverse, più comprensibili".

Quanto allo smartphone, "se può migliorare la vita, perché bisogna fare un passo indietro?". Emma, diciannovenne, studentessa di liceo scientifico, rivela invece che "qualcuno ha invece scelto di fare un passo indietro, scegliendo di utilizzare modelli di vecchia generazione, senza internet. Utile, se ci si accorge che il cellulare “ci sta friggendo il cervello“".

Celeste, diciassettenne del liceo scientifico, tira fuori anche l’argomento baby gang: "Noi entriamo in contatto con i ragazzi che ne fanno parte, a scuola e nei nostri quartieri. Vengono sempre dipinti in maniera negativa senza pensare che spesso non hanno altra scelta. La vita non gli sta concedendo l’opportunità di fare altro". L’appello al mondo adulto si rinnova: "Ascoltateci, chiedeteci come stiamo".

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