In fila al ristorante solidale. Dalla colf per Airbnb agli esodati del Reddito: "A Milano non si vive..."

In 300 a tavola nella mensa creata 9 anni fa dalla Fondazione Pellegrini "Prima arrivavano persone senza lavoro, ora hanno impieghi ma salari bassi".

di Andrea Gianni

MILANO

Maurizio dalla scorsa estate non percepisce più il reddito di cittadinanza, 550 euro mensili che erano una boccata d’ossigeno per il 58enne, magazziniere dal 2019 senza un impiego stabile anche a causa della delocalizzazione della ditta dove lavorava. "Ho chiesto il Supporto per la formazione e il lavoro ma finora senza alcun esito – racconta – mi sono ritrovato da un mese all’altro con zero sussidi e per fortuna posso venire qui a mangiare". Paola, originaria del Perù, arrivata in Italia con il marito e il figlio di 7 anni, si guadagna da vivere facendo le pulizie nei palazzi del centro e nelle case affittate su Airbnb. Per la sua famiglia il Ristorante solidale Ruben di via Gonin 52, in zona Lorenteggio, si traduce in un importante risparmio delle spese.

Sono solo due delle persone - hanno chiesto di essere indicate con un nome di fantasia - con in tasca la tessera del ristorante in cui mangiare ha il costo simbolico di un euro, aperto nove anni fa dalla Fondazione Ernesto Pellegrini Onlus. Ogni sera, in media, vengono serviti pasti caldi, in quella che di giorno è la mensa aziendale, a 300 persone. Duemila tessere attive, 12mila persone che hanno ricevuto assistenza nell’arco di nove anni, 110 volontari. Un cenone della vigilia di Natale che ha coinvolto circa 450 persone, tra cui 160 bambini tra zero e 12 anni. Un’iniziativa nata dall’idea del cavaliere del lavoro Ernesto Pellegrini, per porgere una mano a milanesi che non sono in uno stato di povertà cronica ma che si trovano in una situazione di fragilità economica dovuta spesso alla perdita del lavoro o a problemi familiari.

Persone con la "volontà di rimettersi in gioco" accettando anche di partecipare a progetti a loro dedicati. "Quando abbiamo aperto si avvertiva ancora l’onda lunga della crisi economica del 2008 – spiega Giuseppe Orsi, amministratore delegato della Fondazione Ernesto Pellegrini – e il 90% delle persone che si rivolgevano a noi avevano perso il lavoro. Nel corso degli anni la situazione è peggiorata, passando anche attraverso i danni provocati dalla pandemia. Adesso la maggior parte delle persone che seguiamo ha un lavoro ma non ha un reddito sufficiente per vivere a Milano, dove il costo della vita è esploso. Per questo bisognerebbe investire di più sul welfare, sui servizi alla famiglia". Sono i cosiddetti “working poor“, con impieghi precari e sottopagati. "Noi offriamo anche progetti di tutoring – aggiunge Christian Uccellatore, direttore della Fondazione – consulenza legale e assistenza sanitaria, sempre più richiesta". Per Maurizio la svolta potrebbe arrivare con il nuovo anno. "Alla mia età è difficile trovare lavoro – spiega – ma per fortuna ho trovato un’opportunità in ambito ospedaliero, con un contratto iniziale di un mese. Inizierò a gennaio, sperando che sia la volta buona".

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